Incontri tra alieni
Playlist annotata di collaborazioni inaspettate
In generale il mondo della musica è piuttosto noioso e prevedibile, anche nelle collaborazioni o in quelli che oggi si chiamano featuring: vieni a fare delle “barre” (se sei un rapper), o a cantare il ritornello. Ma le sorprese sono poche: rapper che rappano sui dischi di altri rapper, duetti tra cantanti indistinguibili o paraculate per rilanciare dei moribondi tipo Orietta Berti. Ma quasi mai niente di serio. Per fortuna la musica è vasta, e se si guarda bene ci sono molte eccezioni a questa regola. Ecco alcune collaborazioni davvero inaspettate tra musicisti passati e presenti, qualcuna bizzarra mentre altre riuscite bene.
Aerosmith & Run DMC, Walk This Way (1986)
In realtà tutto nasce da un freestyle dal vivo dei DMC, che poi diventa una collaborazione grazie al produttore Rick Rubin che invita gli Aerosmith a ri-registrare Walk This Way (originale del 75). In questa versione il brano ebbe un enorme successo, benché “anche dopo aver registrato con Tyler e Perry, i Run DMC non volevano che venisse pubblicato come singolo e rimasero scioccati quando venne trasmesso sia dalle stazioni radio urban che da quelle rock. “Non avrei mai pensato che Walk This Way sarebbe diventato un singolo”, ha ricordato Rubin. “Non che non mi piacesse, ma non ci avevo pensato in quei termini”. Questo brano apre la strada ai molti crossover tra Rock e Funk successivi.
John Lee Hooker & Miles Davis, Murder (1988)
The Hot Spot è un film di Dennis Hopper dell’88 con la colonna sonora originale di Jack Nitzsche suonata da un cast stellare, tra cui John Lee Hooker, Miles Davis, Taj Mahal, Tim Drummond e Earl Palmer. Si tratta evidentemente di musica Frankenstein, assemblata da session diverse, forse proprio ognuno a casa sua. Però tra gli altri brani c’è Murder, dove succede una cosa meravigliosa. Dopo una intro cinematica e forse inutile di un minuto arrivano Hooker e Davis, insieme: due mondi vicinissimi che si incontrano per la prima volta. Non so come sia stata realizzata questa traccia ma Davis è ispiratissimo, il suo assolo lungo, discorsivo e impeccabile, e dialoga con Hooker. Sentire le loro voci inconfondibili suonare insieme vale da solo il prezzo del biglietto: poche note, suono dell’oltretomba, 100% Davis e 100% Hooker. Anche in Bank Robbery, stesso album, Davis regala meraviglie.
James Taylor & John McLaugling, Someone (1972)
James Taylor è quello di Sweet Baby James e You’ve Got a Friend, capellone super tenero con chitarra. Pure John McLaughlin suona la chitarra, anzi qualcuno lo considera uno dei più grandi: nel 69 partecipa (assai prominentemente) a uno dei dischi importanti del secondo 900, Bitches Brew di Miles Davis. Nel 71 fonda la Mahavishnu Orchestra (band atomica) e pubblica The Inner Mounting Flame, un disco potente, visionario e ambizioso che mette ancora meglio in evidenza il suo virtuosismo compositivo e chitarristico.
Non si sa come, nel 72 McLaugling e Taylor registrano insieme questa canzone (per il suo quarto album One Man Dog), scritta dal primo e cantata dal secondo. È un brano acustico davvero strano: la musica è molto complessa e la melodia chiaramente pensata per uno strumento, specie la strofa. Non solo James se la cava benissimo ma le due chitarre sono meravigliosamente incastrate, e soltanto nel breve assolo si riconosce distintamente McLaugling. Musica aliena di un genere potenziale.
Tom Waits & Crystal Gayle, This One’s From The Heart (1982)
Ecco un disco davvero inusuale con una storia triste, anzi due. One From The Heart sarebbe la colonna sonora dell’omonimo film dell’82 di Francis Ford Coppola, un film molto visionario e con musica spettacolare che non ebbe alcun successo. Dico sarebbe perché One From The Heart è un film musicale (senza essere un musical, grazie al cielo) dove le canzoni costituiscono un contrappunto narrativo essenziale alla vicenda: 11 brani di Tom Waits scritti apposta per il film. Si tratta di duetti che, si dice, Waits ha scritto avendo in mente Rickie Lee Jones, con cui aveva una relazione finita bruscamente poco prima (dicono, io detesto il gossip). Curiosamente a qualcuno viene in mente Crystal Gayle, brava cantante Country assai tradizionale, nota per avere capelli lunghissimi e per la sua sola hit del 77, l’orecchiabilissima Don’t It Make My Brown Eyes Blue. Il mix funziona, e non solo Gayle e Waits sono perfetti ma interpretano come fossero attori le parti delle canzoni (meravigliose), che descrivono una storia mentre sta andando a male, come nell’acida Picking Up After You. Al contrario, This One’s From The Heart è una dichiarazione reciproca di amore, un amore sbilenco e Bukowskiano con un testo intenso interpretato magistralmente da entrambi e un arrangiamento orchestrale sfavillante.
Mentre registrava One From The Heart Waits stava completando Heartattack and Vine, l’ultimo disco, insieme a questo, della prima parte della sua carriera, quella più tradizionale. Dall’album successivo, Swordfishtrombones dell’83, cambia tutto (vedi sotto).
“Weird Al” Yankovic & Wendy Carlos, Peter & the Wolf (1988)
Ingredienti:
“Weird Al” Yankovic “noto soprattutto per canzoni comiche che spesso parodiano brani di musicisti contemporanei. Produce anche canzoni originali, pastiche stilistici del lavoro di altri artisti, così come medley Polka di canzoni popolari, la maggior parte delle quali caratterizzate dalla sua inconfondibile fisarmonica”.
Wendy Carlos, compositrice americana molto influente, nota innanzitutto per le colonne sonore di Arancia Meccanica (71) e The Shining (1980) ambedue di Stanley Kubrick. Pioniera nell’uso dei sintetizzatori (il suo primo album Switched On Bach del 68 è considerato una pietra miliare), ha anche un altro primato: “Nel 1979, Carlos ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni transgender rivelando di aver vissuto come donna almeno dal 1968 e di essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione di genere nel 1972” (fino a quel momento sui dischi aveva usato il suo nome originario).
Pierino e il lupo “è una composizione del musicista russo Sergej Prokof’ev, scritta nel 1936. È una fiaba sinfonica scritta per l’infanzia per la cui esecuzione è richiesta la voce di un narratore e l’accompagnamento dell’orchestra”.
Il risultato, Peter & the Wolf, è una sorta di radiodramma per bambini dove Weird Al è un po’ meno weird del solito e Wendy lo è un pochino di più: “Wendy Carlos, invitata dalla CBS Records a lavorare al progetto con Yankovic, ha apprezzato molto la collaborazione, raccontando in seguito che ‘il progetto era un’occasione per divertirsi e scherzare un po’ musicalmente, lavorando con un collaboratore brillante e spiritoso, prima di tornare a progetti più avventurosi’. Carlos scrisse musica originale per entrambe le storie”.
Was (Not Was) & Leonard Cohen, Elvis’ Rolls Royce (1990)
Don Was è un soggetto davvero inusuale: bassista, produttore (Dylan, Stones, B52s, Elton John, la lista è infinita), discografico (oggi è il presidente della prestigiosissima Blue Note Records) e fondatore nel 79 degli Was (Not Was), una band davvero sorprendente. I loro cinque album, pubblicati tra l’81 e il 2008, sono delle perle minori. Tra le loro molte bizzarrie ci sono le collaborazioni con, tra gli altri, Iggy Pop, Ozzy Osborne, Mel Tormé e appunto Cohen. L’album è Are You Ok? del 90, l’ultimo prima di una pausa di 18 anni. Tra le molte meraviglie spiccano la surreale I Feel Better Than James Brown e Elvis’ Rolls Royce, dove un suadente Leonard Cohen ci guida in un sogno attraverso l’America (sopra un beat Hip hop sul quale lui recita cantando, e Iggy Pop fa i cori) nella Rolls di Elvis.
Tom Waits & Keith Richards, Satisfied (2011)
Entrare nell’universo sonico di Tom Waits non è semplice, e non è tanto e solo la sua voce ormai rantolante: caccavelle, strumenti rotti, sirene da nebbia, una specie di fabbrica vittoriana sincronizzata che miracolosamente produce dei groove, spesso micidiali. In Satisfied (inclusa in un album strepitoso, Bad As Me) Waits assembla un Blues primario e scellerato nel quale Richards forse sarebbe a suo agio se non fosse da solo con una batteria, un sax baritono e quello che pare un organo mutilato. Questo lo costringe a dare il suo meglio (le tracce di chitarra sono forse 3) e Richards non delude. Musica primordiale e angolosa, The Rolling Stones meet The Flintstones. Però, a differenza di Mick e Keith, Tom ce la può fare:
Now Mr. Jagger and Mr. Richards
I will scratch where I've been itching
Before I’m gone
Nick Cave & Kylie Minogue, Where the Wild Roses Grow (1995)
Lui è maledetto e scellerato: Wikipedia descrive la sua prima band The Birthday Party (inizio anni 80) come “la band dal vivo più violenta del mondo”.
Lei è la fidanzatina d’Australia, attrice di Soap dall’età di 10 anni, primo ruolo da protagonista a 17 nella serie The Henderson Kids. A 19 (nell’87) il suo primo singolo Locomotion, cover di un brano del 62 scritto da Gerry Goffin e Carole King, è una hit globale.
Avanti veloce: nel 95 Cave (ora coi Bad Seeds) sta lavorando all’album Murder Ballads: “Questa canzone è stata scritta pensando proprio a Kylie. Ho avuto una sorta di ossessione silenziosa per circa sei anni, ho scritto diverse cose per lei ma nessuna mi sembrava adatta. Solo quando ho scritto Where The Wild Roses Grow, il dialogo tra un assassino e la sua vittima, ho pensato di aver finalmente scritto quella giusta da farle cantare. Gliel’ho mandata e lei mi ha risposto il giorno dopo”.
Nel frattempo Kylie ha mollato il suo team di produttori ultrapop e si evolve: due anni dopo pubblicherà Impossible Princess, il suo album più personale e ambizioso. Where The Wild Roses Grow (brano pluripremiato e vendutissimo, incluso anche in alcune compilation di Kylie) è perfetta, Minogue è impeccabile e Nick può finalmente esplorare la sua ossessione.
Kurtis Blow & Bob Dylan, Street Rock (1986)
Nell’86 Kurtis Blow è al tramonto, sono lontani i giorni gloriosi di The Breaks (1980) e questo è il suo penultimo album. Un disco sostanzialmente superfluo, se non fosse che all’inizio di Street Rock c’è Bob Dylan che rappa. What?
D’altronde Dylan ha l’abitudine di comparire in luoghi assurdi, senza senso, dove nessuna popstar (figurarsi un premio Nobel) si farebbe mai vedere.
Bob Dylan & Julian Lage, 1926
Il 25 giugno scorso compare questa notizia: “Julian Lage ha suonato nella band di Bob Dylan negli ultimi concerti. Come da tradizione di Dylan, resta un mistero il motivo della sua presenza al posto del chitarrista Doug Lancio, né quanto durerà la sua permanenza”. La notizia pare secondaria: dopotutto Dylan è in tour per alcuni mesi l’anno da decenni e chissà quanti chitarristi ha cambiato. Però Julian Lage “è stato un bambino prodigio, si è esibito ai Grammy Awards del 2000 all’età di 12 anni e a 15 è entrato a far parte del corpo docente dello Stanford Jazz Workshop. A 23 anni il suo primo album Sounding Point è nominato per un Grammy. La sua biografia sul sito della Blue Note inizia così: “Il chitarrista pluripremiato Julian Lage è ampiamente riconosciuto come uno dei chitarristi più prodigiosi della sua generazione”.
Come dite? I CCCP e Amanda Lear? Pavarotti e Ligabue? Jovanotti e Keith Emerson? La Carrà con Bob Sinclar? Scusate, me li sono dimenticati, ci ho messo tanto e non vorrei dover ricominciare.
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come sempre prima leggo e poi ripasso ad ascoltare, ma subito voglio aggiungere al buffo elenco finale l’incontro Wyatt / Gianco che finora è sempre stato in cima alla mia weird list
https://youtu.be/6eXhksfMtY0?is=bFgqoa_Ym1362NVo