Johnny Guitar Watson
L'inventore dell'assolo moderno: profeta o tamarro?
Uno dei folclori musicali più articolati e complessi, protagonista di infiniti forum in ogni angolo dell’internet, è il Nerdismo Chitarristico che si articola in moltissimi modi: le chitarre più belle, più costose, più economiche, più adatte a un genere, gli ampli, l’universo infinito dei pedali, le corde, la manutenzione. E poi i chitarristi: i più bravi, i più veloci, gli innovatori, i funamboli, quante note al secondo e via dicendo. Essendo un chitarrista tecnicamente molto limitato (ma avventuroso), osservo questo mondo con un certo distacco ironico, amando dei chitarristi che in queste conversazioni appaiono di rado: tra i molti ci sono JJ Cale, James Taylor, Zappa, John Lee Hooker, Steven Stills e Johnny Guitar Watson - del quale oggi si parla poco non solo perché purtroppo in giro c’è dell’ignoranza, ma perché oggi interessano di più lo strumento, la tecnica e la velocità della musica (che si impara su YouTube, perdendosi un esercizio essenziale: imparare a tirarla giù da soli).
Come mai JGW non si nomina? Innanzitutto il suo aspetto molto sopra le righe e la sua showmanship funambolica e ruffiana: in uniforme da pappone, occhiali neri, paillettes e zatteroni, Watson dichiara con orgoglio: “Suonavo la chitarra in equilibrio sulle mani, avevo un cavo di 50 metri e riuscivo ad arrivare sul tetto dell’auditorium: quelle cose che faceva Jimi Hendrix (suonare con la lingua o con la chitarra dietro la schiena, ndr), le ho inventate io”.
Inoltre JGW nasconde la sua perizia in ballate strappamutande di lusso (come la rovente I Want To Ta-Ta You Baby), funkettoni da club e ironia, talvolta lievemente sessista (erano altri tempi). Tra i suoi argomenti preferiti ci sono i soldi (declinati in molti modi) e ovviamente le donne. Watson si autodefinisce The Gangster of Love, il titolo di una sua canzone del 57 che diventò una hit nella versione del 78.
Alla domanda se lui facesse effettivamente il protettore di prostitute la sua risposta fu sibillina: pur condannando la prostituzione ammise che “rende più della musica”. Secondo Answers.com (del quale mi fido poco) “Watson non era un Pimp nel senso tradizionale del termine. Non seduceva né costringeva nessuna ragazza a lavorare per lui. Le ragazze, perlopiù nei locali notturni, gli si avvicinavano, gli offrivano denaro per sedurlo e venivano autorizzate a rimanere con lui in cambio dei proventi della prostituzione”. Chiunque abbia letto lo stupefacente Pimp: The Story of My Life di Iceberg Slim (67) sa che questa storia in quello scenario è plausibile.
Attenzione: Bitch non si riferisce direttamente alle due ragazze - o al cane. L’espressione Ain’t That a Bitch si traduce con Non è una bella cosa, o se preferite Che sfiga.
La tecnica chitarristica di JGW è molto semplice ma peculiare e assai efficace. Suona con le dita (della mano destra), maltrattando le corde al punto che spesso durante i concerti deve cambiarle più volte. È così che ottiene il suo timbro esplosivo, una delle caratteristiche del suo stile. Un suono che produce molto simile utilizzando chitarre diverse, altra bestemmia per i chitarristi puristi i quali, nella bufera delle chitarre vintage (vere o replicate), hanno dimenticato che il suono sta innanzitutto nelle mani. Anche la quantità di soluzioni musicali è limitata: JGW è sostanzialmente un chitarrista Blues che si muove a suo agio anche in generi diversi ma sempre basati su quella scala, con poche variazioni.
Dice: ma allora perché perdi tempo a scrivere di un tamarro, forse pure pappone, che suonava la chitarra in equilibrio sulle mani (chissà come poi)?
Nel 1954, a 19 anni, Watson pubblica il rivoluzionario singolo Space Guitar che ha alcuni primati: consiste quasi interamente di un assolo di chitarra (il brano è strumentale), reso space dall’uso selvaggio del reverbero; è il primo esempio di chitarrismo spericolato della storia del Pop moderno (il suo principale ispiratore T-Bone Walker era molto più educato); Space Guitar rivela al mondo uno dei chitarristi più influenti della storia della chitarra moderna: Wikipedia cita (in difetto) Bo Diddley, Ike Turner, Frank Zappa, Jimmy Page, Stevie Ray Vaughan e Jimi Hendrix. Infine Space Guitar contiene una citazione del tema di Dragnet (serie tv poliziesca del 51) assolutamente Zappiana (a 26 secondi dall’inizio).
Nel 57 esce Three Hours Past Midnight, sulla quale c’è una famosa citazione di Zappa (che l’ha sentita a 17 anni): “Quella canzone mi ha ispirato a diventare chitarrista. Mi sembra incomprensibile che una persona possa ascoltarla e non essere spinta a diventare violenta... Voglio dire, quella musica mi rendeva violento”.
C’è un altro aspetto che lega Watson e Zappa: l’umorismo pervade il repertorio di entrambi. Nell’immagine supermacho di Watson c’è quasi sempre una dose di autoironia (vedi la foto della Limo a rotelle qui sopra), e spesso i suoi testi non si prendono troppo sul serio, da Ain’t that a Bitch (testo) a It’s About The Dollar Bill (“Don’t let your eyes get bigger than your pocket, because if you do your business is outta socket”), da A Real Mother For Ya (hit da classifica nel 77, anche questa sulla mancanza di soldi) fino alla meravigliosa Tarzan, tra le mie preferite. L’idea è curiosa: “Ho una ragazza talmente figa che mi fa dondolare da una liana. Lei non capisce l’effetto che fa, vado in giro ululando come Tarzan: Auauaua”. Un concetto scemo che però Watson incornicia con perizia in un groove micidiale, angolato ma scorrevole, arrangiato mirabilmente.
Le parti di chitarra (incluso l’assolo a 2’35”) sono un ottimo esempio del suo stile: una scala, tanto groove e un uso sapiente delle pause. Attenzione però: Watson non era assolutamente un “primitivo”. Dice Etta James: “Ho preso tutto da Johnny... Era il mio modello principale... Tutto il mio stile nelle ballate deriva dall’imitazione di quello di Johnny... Era il migliore e il più bravo... Non era solo un chitarrista: era un musicista straordinario. Sapeva leggere gli spartiti; sapeva scrivere una melodia meravigliosa o un groove micidiale in un batter d’occhio; sapeva creare le armonie e inventare un suono completo. L’ho incontrato per la prima volta in tournée con Johnny Otis negli anni ‘50, quando ero un’adolescente. Viaggiavamo per il paese in macchina insieme, quindi lo sentivo cantare ogni sera. Il suo stile di canto è quello che ho adottato quando avevo 17 anni: la gente mi chiamava la Johnny ‘Guitar’ Watson al femminile e lui l’Etta James al maschile... Sapeva davvero cosa significasse il Blues”. (Tratto da due interviste citate su Wikipedia).
Negli anni Watson ha collaborato con molti musicisti, da Larry Williams (con cui ha scritto Mercy, Mercy, Mercy nel 67) a Bo Diddley, Little Richard, Herp Albert, David Axelrod e ovviamente Zappa: One Size Fits All (75), Them or Us (84), Thing-Fish (84), and Frank Zappa Meets the Mothers of Prevention (85). C’è un commovente video della BBC di una bizzarra session con i Tuva Singers dalla Mongolia, gli irlandesi Chieftains, JGW organizzato da Zappa nel 93, un anno prima della sua morte.
Tra i moltissimi artisti ispirati da JGW bisogna nominare Steve Miller, che non solo fa una cover di Gangster of Love nel 68 ma nella sua hit più famosa, The Joker (1973), canta: “Some people call me the space cowboy, some call me the gangster of love”. Forse Steve, forse.
Johnny Guitar Watson è morto di infarto sul palco aYokohama in Giappone a 61 anni nel 96: è caduto a terra mentre cantava Superman Lover (“Is it a bird, is it a plane, it’s the superman lover!”) e dichiarato morto due ore dopo, proprio come è successo a Feiez (Paolo Panigada, indimenticato polistrumentista della versione più bella di Elio e le Storie Tese). Oggi ovviamente JGW ha un certo numero di fan, la sua musica esiste ancora alla radio e nelle serie tv; il suo stile originario risuona inconsapevolmente in generazioni di chitarristi ignari, che se glielo citi ti snobbano: un motivo in più per farlo. Come dico ai miei studenti: non sottovalutate mai i tamarri, la Storia della Musica Pop si potrebbe chiamare Storie di Tamarri Prodigiosi, come JGW.
Su thevinylfactory.com c’è una playlist di 10 brani essenziali di JGW
Su YouTube c’è questa meraviglia dove si capisce come mai era un genio e anche perché ai fan di Yngwie Malmsteen non piaccia:



