Los Machucambos
Exotici ma senza esagerare
Perdonate il breve interludio personale un po’ stupido ma è da stamattina che penso ai Los Machucambos. Il motivo è semplice: Pepito, la loro unica hit, è stata tra i miei primi entusiasmi musicali da bambino, di sicuro la prima musica latina che ricordi e certamente il primo Cha Cha Cha, un genere che mi piace molto (specie se lento e implacabile). Mi sveglio col verme (ascoltare con cautela: Pepito è un Tarlo Musicale), vado su Internet e trovo questa meraviglia che non risentivo da molti anni.
Non li avevo mai visti, e non li avevo neanche mai davvero ascoltati bene: Los Machucambos sono ottimi. Certo, Pepito è una canzoncina, Pepitin Pepiton fa ridere, il set è America Latina di cartone e l’esotismo impazza. D’altronde la band nasce proprio per venire incontro alla grande domanda di ritmi latini che c’era in Europa alla fine degli anni 50. Però il tema è delizioso e l’arrangiamento è in perfetto equilibrio, nel senso che piaceva agli europei (Pepito andò in classifica in molti paesi) ma era abbastanza filologico da non sembrare musica gringa ai latini. E poi c’è Julia Cortez col suo stile meravigliosamente misurato. Fateci caso: asciutta, niente note lunghe, la melodia stesa con precisione senza orpelli, il phrasing sempre perfetto. Su Tumblr c’è un articolo su di lei: “Nata in Costa Rica nel 1934, era la nipote dell’ex presidente costaricano Lev Cortés Castro. A vent’anni si trasferì in Europa per lavorare presso il Ministero degli Affari Esteri, poi come funzionaria dell’ambasciata costaricana a Madrid, successivamente a Roma e infine a Parigi. Alla fine degli anni ‘50 Julia accettò di diventare l’interprete del trio composto da Rafael Gayoso (spagnolo), Milton Zapata (peruviano), poi sostituito dall’italiano Romano Zanotti”, musicista e autore napoletano scomparso nel 2019.
Sui Los Machucambos si sa poco, e Wikipedia non aiuta (neanche in spagnolo): “Dopo che Julia Cortés si ritirò nel 1972 ebbero diversi cantanti solisti, come María Licata (1973-1980), Florence María Aparecida (1976-1980) e la cilena Mariana Montalvo (1980-2005)”. Dice l’AI: “La loro vasta discografia comprende oltre 50 album in studio e quasi 200 EP e singoli. Noti soprattutto per la hit mondiale Pepito e per aver reso popolare La Bamba (nel 59), i loro dischi hanno definito il movimento latin-exotica degli anni ‘60 in Europa”: Discogs ce li ha tutti, e aggiunge un dettaglio buffo: sono anche noti (chissà dove) come “Fabulosos Machucambos, Les Machucambos, Los Machu Cambos, Los Machucombos, Los Pepitos Machucambos, Trio Los Machucambos”.
Su YouTube c’è anche questa apparizione Tv del 62 con due brani, Chico Cha Cha Cha e un’altra loro hit, il Tango El Choclo, che Julia interpreta con sentimiento ma senza mai strafare.
Certo, forse non li metterei tra i miei dischi dell’isola deserta. Però nel meraviglioso passato-presente della musica digitale non sarei sorpreso se Los Machucambos diventassero virali su TikTok: dopotutto i balletti già ci sono.
Su Academia.edu c’è il saggio La cantante de los pies descalzos: Julia Cortés y Los Machucambos di María Lourdes Cortés dell’università del Costa Rica.
I link portano su Wikipedia, tranne dove indicato. Se la frequenti spesso potresti fare una piccola donazione.
Tutti i contenuti di Mosche sono accessibili gratuitamente. Se desideri sostenere il mio lavoro, gli abbonamenti a pagamento sono opzionali ma assai graditi.



