Metamosche
Mosche su mosche
Scusate, interrompo il flusso abituale ma stamattina mi sono trovato sull’orlo del precipizio:
Non so perché ma da quando ho iniziato a fare Mosche, 400 è il numero che continuava a girarmi in testa e adesso ci siamo quasi. Ovviamente non cambia niente, è un po’ come quando si compiono 18 anni, in realtà non è diverso da averne 17 o 19. Mentre guardavo quel numero salire (e ogni tanto anche scendere) da un lato ovviamente mi compiacevo dell’interesse, considerando che il format di Mosche, parlare di argomenti anche lontanissimi, non è tra i più consigliati.
Dall’altro in questi quasi cinque mesi ho anche letto molto: cose utili, illuminanti, commoventi, informative e anche un pochino di quello che io chiamo Metasubstack, pagine dove si spiega come promuovere la propria: più abbonamenti, più like, più paganti, più soldi. Gran parte di questa letteratura non si rivolge a me ma a esperti di marketing (o aspiranti tali). Oppure a chi inizia a scrivere qui, una cosa bella e encomiabile ma non è il mio caso. Anche sulla monetizzazione le opinioni sono molte e diverse. Ovviamente produrre Mosche richiede tempo. Ma anche costruire e mantenere sergiomessina.com dal 2002 riempiendolo di contenuti ha richiesto molto tempo, però è sempre stato gratis e senza pubblicità.
Qui il discorso è diverso: sul mio sito pubblico articoli usciti altrove, informazioni sulla mia musica e sui miei corsi, un archivio di lavori musicali e radiofonici passati. Per Mosche invece non solo produco testo apposta, ma lo scrivo con uno stile molto diverso dal mio solito: se usassi lo stesso tono della mia pagina su Rumore non avrebbe senso. O forse sì? Secondo il Metasubstack è proprio quello che dovrei fare: coerenza tra le piattaforme.
Certo, sto pensando a come muovermi in futuro, quale strategia adottare e soprattutto come immaginare il futuro di Mosche in un’ottica anche economica. Non sono mai stato uno da grandi folle, 400 mi pare un bel numero e non ho intenzione di provare a aumentare il traffico. Attenzione, sono molto felice se aumenta, intendo dire che non ho intenzione di attuare nessuna delle strategie suggerite nel Metasubstack: come da tradizione qui si muore da eroi.

Molta della mia musica è in vendita solo su Bandcamp. Ha stream illimitati e un prezzo base più basso della media del sito, però volendo c’è la possibilità di pagare di più. Mi pare un concetto lineare: ascoltare è gratis, se vuoi la confezione digitale (con file a 24 bit, ampie note di copertina, link a altra musica, ecc) paghi un prezzo equo. Se poi la mia musica ti aggrada molto o ti piace sostenere artisti indipendenti che producono musica inusuale, puoi aggiungere al costo del disco un segnale di questo tuo sentimento. Ecco, sono tentato di adottare una strategia simile per Mosche, con una variante ancora più spericolata: aprire gli abbonamenti a pagamento ma tenere tutto liberamente leggibile per chiunque anche senza pagare, e magari creare contenuti particolari (come conferenze o lezioni in diretta streaming) con un “biglietto”.
Vedremo. Per adesso grazie a ognuno/a dei 399 di voi, sono felice di avervi incontrato e che vi interessi quello che scrivo. Come dicevo, se spargete la voce sono ben contento, ma sempre a vostra discrezione e mai per comando.
PS: No Substack, stavolta non ci metto il bottone Subscribe o Share. Lo so che (come mi spieghi ogni volta) potrebbe procurarmi più abbonati, ma se potessi leggere questo articolo capiresti come mai.
Foto di Adolfo Massazza




Sveglierai domani mattina con più di 400 — sono convinto!