Musica per Alieni
il Voyager Golden Record
Nella storia della discografia questa dev’essere la compilation più bizzarra dell’universo: Chuck Berry e J. S. Bach, Igor Stravinsky e gli Ituri della foresta pluviale, registrazioni di risate e onde marine, saluti in 55 lingue incluse il Sumero, il Latino, il Greco antico e l’Ittita.
È il contenuto del Voyager Golden Record, il disco incluso nelle sonde Voyager 1 e 2 lanciate nel 77 dalla NASA nello spazio interstellare. Oltre alla musica c’è una sezione detta Suoni della Terra: il battito del cuore, il vento, suoni di insetti e animali, risate, locomotive, trattori, autobus e diversi altri. Curiosamente in questa sezione è incluso un estratto di Kepler's Harmony of the Worlds di Laura Spiegel, basato sul visionario trattato seicentesco Harmonices Mundi di Keplero. Il disco (di rame placcato d’oro) contiene anche 116 immagini. In quale formato? Chiedo all’AI: “Le immagini sono incluse come segnali audio codificati in analogico, non come file digitali. Sono incise nei solchi del disco fonografico insieme all’audio e sono progettate per essere riprodotte convertendo i segnali audio in immagini visive mappando la luminosità alle frequenze sonore”. Immagini di cosa? L’elenco è interessante, e include diagrammi di ogni genere (chimici, astronomici, ecc.), nozioni considerate universali come l’atomo dell’Idrogeno, una serie di illustrazioni raffiguranti l’anatomia umana e molte foto di persone, animali, luoghi, oggetti e attività, tra cui Dimostrazione di come leccare, mangiare e bere.
“Dopo che la NASA qualche anno prima aveva ricevuto critiche per i disegni di nudità incisi sulla Pioneer Plaque, l’agenzia scelse di non includere l’immagine di un uomo e una donna nudi. Invece venne inclusa solo una silhouette della coppia”.
Come mai si è deciso di spedire due navicelle nello spazio ignoto? La storia è di quelle belle che ogni tanto la scienza ci regala:
“Nel 77 furono lanciate due sonde interstellari, Voyager 1 e Voyager 2, per sfruttare un favorevole allineamento planetario ed esplorare Giove e Saturno e potenzialmente anche Urano e Nettuno, sorvolandoli e raccogliendo dati da trasmettere sulla Terra. Una volta completati i sorvoli planetari si decise di mantenere le sonde operative per esplorare lo spazio interstellare e le regioni esterne del Sistema Solare. Nel 2012 Voyager 1 entra nello spazio interstellare, una regione dello spazio esterno al di là dell’influenza del vento solare, seguita da Voyager 2 nel 2019.
Nel 2024 le sonde Voyager erano ancora in viaggio oltre il confine esterno dell’eliosfera. Voyager 1 si muove con una velocità di 61.198 chilometri all’ora, ovvero 17 km/s, e si trova a 24.475.900.000 chilometri dal Sole. Le due sonde Voyager sono gli unici oggetti artificiali ad aver raggiunto lo spazio interstellare fino ad oggi, un record che manterranno almeno fino al 2040, e la Voyager 1 è l’oggetto artificiale più lontano dalla Terra”.
Mentre sistemavo questa frase (da Wikipedia) avevano percorso altri 2000 km.
Il disco (12 pollici), fu stampato in 8 copie, due delle quali incluse nelle sonde. La domanda è ovvia: ma gli alieni ce l’avranno il vinile, o magari usano ancora gli Mp3? Nelle navicelle non è incluso il giradischi, ma c’è una puntina e delle istruzioni su come costruirselo:
Ma la domanda delle domande secondo me è: a chi è venuta l’idea di mandare della musica nello spazio interstellare? Probabilmente a una delle più belle teste del novecento, l’astronomo Carl Sagan, molto noto come divulgatore ma titolare di importanti scoperte e gran visionario del futuro. È stato tra l’altro uno dei fondatori del progetto SETI, a cui partecipai perfino io quando distribuirono SETI@home, lo screen saver più sensato della storia: usava il mio PC per analizzare dati scaricati dai radio-telescopi alla ricerca di segnali extraterrestri. Sagan era il presidente del comitato scientifico deputato a scegliere i contenuti del Voyager Golden Record (il disco è stato prodotto da Timothy Ferris). La tracklist inizia male: un saluto parlato in inglese del Segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim. Per fortuna, come dicevo, contiene anche ben 27 tracce musicali (qui trovate la lista completa). Molto Folklore tradizionale di ogni continente dall’Australia allo Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), musica Classica assortita (Bach, Mozart, Beethoven, Stravinsky e Holborn) e tre tracce Popular, tutte di artisti afroamericani: Johnny B. Goode di Chuck Berry, Melancholy Blues eseguita da Louis Armstrong con gli Hot Seven e Dark Was The Night, Cold Was The Ground di Blind Willie Johnson.
Questo è un brano gigantesco di un artista monumentale, ancora di più perché di lui esistono soltanto 30 canzoni (tutte religiose) registrate tra il 1927 e il 29. Dark Was The Night, Cold Was The Ground (una dolente rappresentazione sonora della crocifissione, cantata senza parole) è così significativa e bella che Ry Cooder, uno dei chitarristi più notevoli della musica americana, ha costruito uno dei suoi progetti più riusciti, la colonna sonora del film Paris, Texas di Wim Wenders, intorno a queste melodie. E Sagan l’ha spedita nello spazio profondo, insieme a Johnny B. Goode. L’idea che queste possano essere le prime nostra canzoni che ascolta un alieno mi fa ben sperare per i futuri rapporti interstellari.
Stavo per scrivere che il Voyager Golden Record è probabilmente il disco più raro dell’universo ma ovviamente viviamo in un mondo di pazzi, incluso me, quindi l’impensabile diventa reale. Per scrupolo ho cercato il Voyager Golden Record su Discogs e ovviamente esiste. Pubblicato dalla Ozma records nel 2017, l’edizione contiene:
• Tre LP in vinile oro traslucido da 140 grammi in buste di carta foderate in polietilene.
• Tre copertine pesanti, stampa oro su sfondo nero.
• Libro a colori di 96 pagine con copertina morbida contenente tutte le immagini incluse nel Voyager Interstellar Record originale, una galleria di immagini trasmesse dalle sonde Voyager e un nuovo saggio di Timothy Ferris, produttore del disco d’oro originale.
• Stampa in lamina d’oro del diagramma di copertina del Voyager Golden Record, su carta d’archivio, 30 x 30 cm.
• Tappetino per giradischi con le traiettorie della Voyager, stampa oro su feltro nero.
• Scheda di download digitale in plastica a colori per tutti i file audio del Voyager Golden Record (formati MP3 o FLAC).
• Cofanetto deluxe con nastro estraibile, stampa oro su sfondo nero.
Alcune copie preordinate includono una spilla con il diagramma del Voyager Golden Record.
Solo per collezionisti, über-nerd e viaggiatori interstellari. Questi ultimi devono considerare che il disco originale d’oro non è incluso, quindi dovranno portarsi il giradischi.
Sul sito della NASA (dove le immagini sono di pubblico dominio) trovate tutte quelle incluse nel Voyager Golden Record.
Molti link puntano a Wikipedia: se la frequentate spesso dovreste considerare di donare qualche euro.






