Realcore 2026
Alla ricerca del Porno possibile
(Attenzione, in questo articolo parlo di Pornografia (senza immagini troppo esplicite). Se l’argomento vi urta, saltate senza indugio.)
Uno dei progetti più riusciti della mia vita professionale è stato la ricerca sulla Pornografia amatoriale che ho svolto a partire dal 1998 per quasi 15 anni, e che ho chiamato Realcore: la rivoluzione del Porno digitale. La ricerca, presentata in uno spettacolo con lo stesso nome (una sorta di stand-up antropologico con 100 immagini) ha generato alcuni effetti interessanti tra cui che il termine Realcore è stato adottato dall’accademia (qui trovate diversi articoli), e che nel 2009 ho avuto la ventura di essere professore di Porno per un semestre in una prestigiosa scuola d’arte americana.
Tra le idee che presentavo c’era quella di Ecologia della Pornografia. Il Porno industriale non mi piaceva, aveva un linguaggio sgradevole e riproduceva standard (fisici e comportamentali) vecchi e sbagliati (oggi come allora, forse peggio). Però, invece di battermi per eliminare la Pornografia (un’antica battaglia trasversale, magari anche giusta ma lievemente irrealistica, secondo me), proponevo in alternativa il Realcore: Porno amatoriale realistico, consensuale e fantasioso (allora come oggi), pieno di corpi normali e desideri speciali, una opzione più sana, organica, ecologica (per gli adulti, coi minori cambia tutto). Dal 2012, anno in cui ho smesso di occuparmene, sono successe mille cose, il contesto si è evoluto, sono arrivate nuove modalità (di produzione, di fruizione e partecipazione) e alcuni nuovi problemi.
Negli anni 2000 la mia ricerca si svolgeva nei Newsgroup di Usenet (una zona quasi completamente anarchica e non moderata della rete, forse oggi obsoleta), sui gruppi di Yahoo! (poi ripuliti) e in oscuri forum che ricevevano solo su appuntamento: niente di illegale, ma gli amanti dei Plushies (pupazzi di peluche modificati) tenevano alla loro privacy. L’unica economia era la Gift economy, ti posti, ti guardo, ti commento, ti gratifico, ti posti di nuovo e magari mi posto pure io: come il Rock’n’roll o lo Skate, il Realcore prima lo vedi e poi lo fai. Gli stessi soggetti oggi sono su uno dei molti siti come Xhamster (che, come alcuni altri, finalmente sta cercando di eliminare il materiale del quale non sia certa la provenienza). Qui possono pubblicarsi col medesimo effetto (ma qualche restrizione in più) e anche monetizzare. Diversamente da allora, oggi in molti/e lo scelgono come lavoro. Lo schema è lo stesso di Substack: se produci contenuti stimolanti, l’abbonamento te lo meriti.

Negli anni 2000 affermavo che una delle differenze fondamentali tra il Realcore e il Porno industriale era il consenso: “Vengo filmato/a perché mi piace, e lo scelgo senza vincoli, anche economici. Faccio quello che voglio e lo farei anche senza telecamera”. Nel frattempo ovviamente è nato l’odioso fenomeno del Revenge porn, che non ha niente del Realcore (se non la realtà della scena) ma invece ha molto del Porno mainstream, a partire dal linguaggio dei messaggi con cui vengono diffusi i video (sempre solo tra maschi) e dei commenti. Ma al netto di questa piaga direi che l’idea sta ancora in piedi: si deduce anche dalla quantità di risate schiette che ancora oggi rendono l’Amatoriale (quello vero) radicalmente diverso.
(Sì, nel 2000 la Pedopornografia esisteva già. No, in tutti i miei viaggi nei luoghi più bizzarri della rete, allora molto meno regolata, non l’ho mai incrociata. La mia impressione è che quello fosse un mondo chiuso, segreto, senza contatto col resto dell’ambiente - che li considerava dei paria.)
Nel 2000 il muro tra Amatoriale e Industriale era molto alto. Poi ha iniziato a sbriciolarsi anche per via delle molte case di produzione che hanno giocato sul confine. In Germania c’è il monumentale lavoro di Simon Thaur (oltre 250 lungometraggi in 6 anni), super radicale e tuttora molto controverso, dove mescolava sesso davvero estremo e Club culture (Thaur gestisce ancora il KitKat club di Berlino, location di molti dei suoi film; qui trovate una mia intervista del 2008 uscita su Rolling Stone). In Italia bisogna nominare la CentoXCento, popolare casa di produzione di film Semi-amatoriali: volenterosi/e e entusiasti provinciali italiani in orgette pecorecce con rotoli di ciccia, riporti implacabili e una gran voglia di zozzerie. Furiosamente trucidi e scorretti nel linguaggio (siamo tra il Vernacoliere e Pio & Amedeo), i loro video continuano comunque a sembrarmi migliori di quelli delle pornostar rumene artificialmente zinnute e performanti (qui trovate un articolo di Vice sulla CentoXCento che, malgrado il tono un po’ a vanvera, contiene alcune informazioni). Oggi il confine è scomparso, le opportunità di monetizzazione sono molte e lo spirito incosciente degli inizi è sostanzialmente sparito, salvo in alcune nicchie.
(Sì, il sessismo nella pornografia esisteva allora come oggi, lo sguardo è quasi sempre maschile e il linguaggio è spesso ripugnante. In quella amatoriale a volte ci sono delle sorprese ma un’evoluzione effettiva non c’è stata, tranne che in certi generi. Molti siti hanno introdotto la categoria Porn for Women, ma non ho capito se sia davvero diversa dal resto dell’offerta, o se il pubblico femminile la preferisca.)
Negli anni 2000 osservavo che mentre nel porno industriale i corpi erano tutti identici, nel Realcore c’era una varietà meravigliosa e molte caratteristiche considerate difetti (come le tette cadenti o i cazzi minuscoli) diventavano desiderabili. Nel frattempo nel Porno mainstream sono arrivate le mature, i nonni, gli obesi e ogni genere di difformità e disabilità fisica. Se credete possiamo discutere su questa predilezione che alcuni/e hanno. Però facciamolo a partire dal concetto che tra adulti consenzienti tutto è possibile, e che non vedo in che modo una disabilità dovrebbe impedire a chi ce l’ha di farne ciò che crede.
Nel 2000 la sola parte del mondo toccata da queste pratiche era l’occidente, l’unica connessa a Internet. Due fattori nel frattempo hanno cambiato tutto: la diffusione della rete quasi ovunque nel mondo e la velocità delle connessioni a banda larga. Questa evoluzione ha creato un fenomeno che mi pare problematico. Negli anni 2000 si inizia a diffondere un nuovo sistema per auto-pornografizzarsi oggi comune, la webcam. Siti come Cam4 offrono la possibilità di guardare o essere guardati, gratis o a pagamento. Il modello è simile a uno strip club (con le mance e le tariffe) però digitale, il tipo di performance (pubblica o privata) varia a seconda delle inclinazioni di chi performa e i gusti di chi paga (ma a differenza del club, se al performer la situazione non piace può spegnere il computer). Ovviamente però il valore di un Euro in Europa è ben diverso dal valore in Cambogia. È come se un cambogiano lavorasse in Belgio, con lo stesso salario di un belga però restando a casa. È chiaro che questo squilibrio economico cambia tutto e che, malgrado l’opzione di spegnere, un/una performer che col suo lavoro mantiene nove persone ci pensa due volte. Non so a voi ma a me questo squilibrio evoca una sensazione colonialista molto sgradevole, anche se mi guardo bene dal giudicare le scelte economiche di una persona cambogiana.
Allora sostenevo un po’ pomposamente che il porno era il nuovo Rock’n’roll e la macchina fotografica digitale la nuova Fender Stratocaster. Nel frattempo ci siamo tutti dotati di foto/video/webcam personale, portatile e sempre online; la cultura delle immagini è esplosa e la comunicazione visiva è diventata una Folk art, come la chitarra negli anni 60. Inoltre è arrivato OnlyFans, che mi pare una notizia molto interessante. Fans? Come quelli dei Led Zeppelin? Con l’avvento dei Social network si afferma il concetto che tutti abbiamo dei follower, e se non ce li abbiamo dovremmo: seguono entusiasti le nostre dirette, ci mettono tanti like alle stories e i cuoricioni nei commenti. Fan che ci sono fan per motivi diversi dai Led Zeppelin (anche perché interagiscono con noi) ma come lo sono di Taylor Swift: il pulsante follow è uguale, cambiano i numeri. Ovviamente se sai fare una cosa l’effetto è amplificato.
Fare cosa? Qui valgono le leggi della domanda e dell’offerta - e della piattaforma. Su Substack mi pare che ci sia un’ampia varietà di offerta, e alcuni autori (specialmente quelli bravi) hanno molti follower anche a pagamento. Bene: se piacciono è giusto che siano pagati. Su OnlyFans la regola è la stessa, e la varietà di offerta anche più ampia. L’atmosfera è completamente consensuale, ambedue i partecipanti sono d’accordo sul da farsi e semmai hanno sempre il pulsante off. Non solo: se si è fan di qualcuno/a/i non esiste solo l’aspetto sessuale e performativo ma c’è (o si ha l’illusione che ci sia) una relazione diretta. Dopotutto le giovani fan dei Beatles costruivano complesse fantasie sulla personalità dei quattro, con dentro una corposa componente sessuale (per non dire dei Led Zeppelin). Quindi la parola Fan dentro OnlyFans mi pare precisa. Dice: “Ma questi/e fanno cose indicibili, disgustose, ai limiti del lecito”: tra adulti consenzienti tutto è permesso. “Questa è gente che ha grossi problemi”: forse. E allora?
(Ovviamente oggi c’è l’AI, dove niente è reale, che apre una voragine di questioni interessanti e insieme agghiaccianti come: la pedofilia virtuale sarà consentita? Ma questo è un altro articolo.)
NB: Questo articolo si riferisce principalmente alla Pornografia Etero, anche se molti dei miei commenti valgono anche per quella Gay, amatoriale e industriale. Invece il Porno Queer è un genere a se con caratteristiche proprie, come il Porno delle Lesbiche - autentico - difficile da trovare e sul quale una volta forse scriverò.
Tutte le immagini sono anonime, trovate online durante la ricerca.
PS: Ci conosciamo poco, scusate la cautela ma ci sono già passato: vi prego di non chiedermi dei link nei commenti o messaggi, grazie.
Inoltre:
Qui c’è una pagina arcaica e in disuso (con molti link defunti) nella quale descrivo il concetto di Realcore (NSFW).
Molto meglio l’intervista che mi ha fatto Mark Dery nel 2008 per il libro C’lick Me, A Netporn Studies Reader pubblicato dall’Institute of Network Cultures, dove si spiega tutto con dovizia (e nello stile inconfondibile di Mark Dery). Sul sito dell’INC c’è anche il libro in Pdf (NSFW).
Tra il 2006 e il 2011 ho avuto un Blog in cui parlavo di Pornografia (in inglese), ora disponibile in Pdf (NSFW).
Esiste anche un volumetto che raccoglie gli articoli scritti per Rolling Stone tra il 2007 e il 2009. Si intitola Real Sex: il porno alternativo è il nuovo Rock’n’roll (Tunué 2011). Gli stessi articoli li trovi qui.







Ricordo bene la piccola mostra su Realcore a Milano (2011?). Venni e ti incrociai ma per la mia notoria incapacità di intavolare conversazioni non mi presentai neppure.
Ricordo bene le cose per Rolling Stone! Era stato un periodo bello e la rivista era fantastica. Se ci ripenso eravamo tutti giovani, oggi nei magazine sono tutti con almeno 20/30 anni più di noi all'epoca (gente che insomma già allora vedevamo come più vecchi di noi) e non c'è stato ricambio, neanche subentrando noi, tutto sommato. Peccato.