Right now over me
Piaceri sensuali: pornografia e musica
(Attenzione, in questo articolo parlo di pornografia (senza immagini esplicite). Se l’argomento vi urta, saltate senza indugio.)
Cosa accomuna l’esperienza di musica e pornografia? Dopotutto da ambedue cerchiamo anche una gratificazione dei sensi, sono divise tutte e due in generi e oggi ci arrivano attraverso lo stesso strumento, questo. Dove cominciano le similitudini? E dove finiscono?
Una delle cose che ho sempre trovato affascinanti della pornografia è il modo nel quale la si guarda, come si sceglie e si consuma. È un aspetto ancora misterioso e poco studiato, e per capirlo aiuta fare dei confronti con altri prodotti culturali*. Consumiamo qualcosa (film, musica, letteratura, serie tv, ecc) perché in qualche modo ci attira, ha uno stile che ci somiglia, un argomento che ci tocca, un’estetica che ci piace. In molti casi queste scelte non sono frutto di un pensiero razionale: ascolto un brano musicale innanzitutto seguendo i miei sensi. L’aspetto sensuale è centrale in molti dei nostri consumi anche culturali, inclusa ovviamente la pornografia. Con una differenza enorme: spesso capita di ascoltare, guardare o leggere qualcosa perché qualcuno ce lo consiglia (uno zio cool, un recensore, un amico, un Social) o perché fa parte di un genere che piace a noi e ai nostri simili, un congegno che ha molto a che fare con la socialità e il senso di appartenenza a un gruppo, specie nell’adolescenza. Infatti tra le cose che ci accomunano ai nostri peer i consumi culturali sono fondamentali: spesso si parla di libri, dischi serie e film (ma anche videogame) generazionali.
Nella pornografia questo aspetto socio-culturale non c’è. Il percorso è quasi sempre individuale e parte sempre dallo stesso punto: le nostre fantasie. Sulla genesi di queste fantasie vi rimando alla grande quantità di letteratura sul tema. Ne ho letta solo una frazione ma nel dubbio butto la palla nella vostra metà: come si sono formate le tue? Naturalmente, come con gli altri consumi culturali e non, l’appetito viene mangiando e gusti si raffinano. Nelle mie prime esperienze coi porno (da adolescente, con riviste da edicola) non distinguevo, era una specie di assalto sensuale e andava bene praticamente tutto. Poi nel tempo le mie scelte (musicali, letterarie e pornografiche) si sono raffinate e ho capito cosa mi piaceva, i miei gusti sono cambiati, e mentre ogni tanto riascolto la musica dei miei vent’anni (senza particolare nostalgia) oggi sento altro.
Come la musica, anche la pornografia è divisa in generi. Ho osservato la nascita di questa tassonomia del desiderio durante la mia ricerca negli anni 2000. L’arrivo di Internet ha introdotto al mondo un sistema di catalogazione delle informazioni che si è rivelato essenziale: cartelle e sottocartelle. Un metodo che vale per tutto:
Col porno è successa la stessa cosa. Nello spettacolo raccontavo la saga della cartella Tette nei Newsgroup. All’inizio dentro c’erano solo due sottocartelle, Grandi e Piccole. Poi hanno iniziato a nascerne di nuove: immense, cadenti, rugose, minuscole, asimmetriche, siliconate, quasi inesistenti. A un certo punto compare la cartella Capezzoli, perché (realizzo contestualmente) pure ne esistono infiniti modelli: grandi, piccoli, puntuti, puffy (cioè senza la punta che spunta), ecc. È successo allo stesso modo per il Punk o il cinema Horror. Solo che mentre la cartella Techno ha un numero limitato di sottocartelle (che però crescono a ritmo costante), nel Porno sono infinite: ogni parte del corpo, qualsiasi pratica vera o immaginaria, ogni possibile combinazione di persone, animali o cose, veri o fatti di qualsiasi materiale. Ancora oggi la lista delle categorie di molti siti è mozzafiato, anche per via di un grave problema archivistico. Se in un video c’è una donna con la barba che lecca voluttuosamente un budino al tamarindo mentre la sua partner fa juggling, in che genere va? Barba, tamarindo o giocoliere? Se posso permettermi un riferimento personale, i miei ultimi dischi sono un po’ giocoliera al tamarindo, e nemmeno io sapevo bene di che genere si trattasse.
Ovviamente questa classificazione minuziosa facilita proprio la scelta precisa di cui parlavo all’inizio. Ovviamente poi se ti piace proprio il tamarindo dovrai sopportare la giocoliera. Però magari lei fa roteare le clavette indossando un completino di poliestere che cattura la tua attenzione (le stoffe sono molto feticizzate), quindi apri la cartella Poliestere che avrà molte sottocartelle tra le quali puoi scegliere. Questo è uno dei modi nei quali il porno popola il boschetto delle nostre fantasie (cit). Lo sviluppo parallelo di pornografia e Internet non si ferma alle cartelle, anzi. In passato i primi a testare sul campo alcune tecnologie nuove, come lo streaming o le dirette via Webcam, sono stati proprio i siti porno, all’epoca gli unici a avere un modello di business digitale veramente lucrativo.
Oggi osservo un’ulteriore convergenza tra porno e musica, un segnale ambiguo al quale forse bisognerebbe fare attenzione. Oltre agli amici e ai Social, uno dei metodi coi quali i miei studenti ventenni scoprono nuova musica è l’algoritmo delle piattaforme: “Se ti piace quello allora forse potrebbe piacerti anche questo”. La stessa tecnologia oggi è ovunque, da Amazon a Apple Books fino ai Social che ci propongono gruppi o pagine a noi simili generando l’odiosa piaga delle bolle dove siamo tutti d’accordo. Questa logica nasce proprio dai siti porno, dove la bolla invece funziona benissimo: se cerchi il Poliestere magari potrebbe piacerti il Nylon (ma del Fustagno non sai che fartene). La funzione Related videos di questi siti secondo me è una delle loro principali fonti di traffico. Però tra la musica e il porno c’è una differenza fondamentale, preziosa e fragile. Se dico a Spotify di farmi ascoltare musica che mi piacerà sulla base di quella che ascolto, lui ci prenderà al 100% o quasi e magari scoprirò davvero musica che mi piace. Ma mentre questo congegno funziona col porno, con la musica produce un effetto bolla un po’ perverso: le mie opinioni musicali (cioè i miei gusti) vengono rafforzate e l’esperienza della musica diventa istantaneamente gratificante come il porno, una soddisfazione sensuale, acefala**, basica e priva di pensiero, di avventura e quindi di evoluzione. Invece la raffinazione del nostro gusto (musicale, letterario, sessuale, gastronomico o cinematografico) passa anche attraverso degli scalini: film più lenti, libri difficili ma gratificanti, saggi scritti male ma che contengono informazioni preziose, partner avventurosi, DJ spericolati, sapori nuovi e canzoni ostiche al primo ascolto. Col porno non funziona così: o ti piace o non ti piace, e se non ti piace non ha senso guardarlo; c’è una evoluzione ma non razionale, puramente emotiva. La mia impressione è che oggi lo streaming (com’è fatto adesso) stia trasformando l’ascolto della musica in un’esperienza pornografica, previlegiando l’aspetto sensuale a scapito di quello culturale. Per esempio l’uso dei 30 secondi salienti di una canzone su TikTok, simile ai video della stessa durata sui siti porno commerciali, con il momento clou di una scena. Oppure le note di copertina degli album, in certi casi un genere letterario a se, che sulle piattaforme non ci sono; mancano anche i musicisti, le date, i luoghi e qualsiasi altra informazione. Posso cercarle su Wikipedia? Non sempre, e se le trovo è solo perché qualche nerd ce le ha messe.
La differenza tra porno e la musica è raccontata bene dall’arrivo dell’AI. Col porno è facile: gli spieghi la tua fantasia e lui te la fa vedere. Questo ovviamente funziona meglio per chi ha fantasie complesse, inusuali, non facilmente reperibili: il sesso orale lo trovi ovunque, ma eseguito in un Caterpillar 320GC manovrato da un albino invece no. Se trasportiamo questa logica alla musica invece non funziona, produrre un prompt sensato e efficace è difficile quasi quanto scrivere una canzone e il risultato sarà sempre deludente. Perché per farla bene, la musica bisogna conoscerla tanto intimamente quanto conosciamo le nostre fantasie sessuali. Insomma c’è da studiare.
Non ho una morale, ma è bene che vi ci abituiate: chi mi legge sa che spesso pongo dilemmi (anche atroci) senza proporre soluzioni: altrimenti voi che ci state a fare?
*Uso questo termine in un senso molto ampio, senza dargli un valore qualitativo.
** Un aspetto anche bello sia della musica che del desiderio, di cui parla perfino la saggezza popolare: “Al cuor non si comanda”, e il sublime “O cazz’ nun vuole penzieri” napoletano.



