Sly Dunbar
Un aneddoto, due note e alcune canzoni
Non è mia abitudine scrivere necrologi su Internet. Di solito lo faccio sul mio blog, ma solo se si tratta di amici, collaboratori, o mie divinità personali come JJ Cale - o Sly Dunbar.
Ho scoperto il Reggae da ragazzo, ovviamente con Bob Marley. Ma insieme a lui ho scoperto il nocciolo di quel ritmo grazie ai fratelli Barret (Aston “Family man” e Carlton), la miracolosa sezione ritmica degli Wailers. Loro scrivono il canone del Roots Reggae, stabilendo gli incastri di basso e batteria che definiscono quel genere. Del quale non solo sono iniziatori ma maestri ancora insuperati: il tiro, le linee di basso semivuote, il dialogo tra basso e charleston. Il motivo per cui le hit di Marley ti muovono anche il culo, oltre all’anima, sono loro due.
Poi sono cresciuto e ho incontrato Sly & Robbie, l’altra sezione ritmica jamaicana. I più colti citeranno Lloyd Knibb (nato vent’anni prima), protagonista dello Ska e co-inventore del concetto di Rock Steady (che viene dopo lo Ska e prima del Reggae), che li ha influenzati tutti. Ma i più importanti, non solo in Jamaica, sono Sly Dunbar e Robbie Shakespeare (scomparso nel 2021). Loro hanno inventato il Reggae moderno, quello che poi ha generato la Dancehall, l’Hip hop, il Reggaeton e quindi pure Rihanna; i loro suoni e incastri ritmici oggi sono parte del patrimonio del Pop contemporaneo, talvolta anche orribile. La loro discografia spazia dal Reggae più tradizionale fino a dischi spaziali come Language Barrier con dentro mezzo mondo, da Bob Dylan a Miles Davis. E hanno suonato con tutti, da Joe Cocker a De Gregori. Questo breve documentario spiega tutto:
Su Sly Dunbar, scomparso qualche giorno fa, ho due cose da dire. La prima è un breve aneddoto che ho già scritto su Facebook:
Roma, 85, Festival Reggae Estate. Lavoravo a Radio Città Futura, spesso suonavo Reggae e quindi fui indicato come presentatore delle serate, una sorta di Pippo Baudo alternativo. Feci del mio meglio, ho memorie nebulose (già ne ho poca e poi capitemi, era un festival Reggae) ma due episodi me li ricordo benissimo. Uno dei concerti che attendevo con ansia era quello di Gregory Isaacs, non tanto per lui ma per la band che lo accompagnava: Sly Dunbar & Robbie Shakespeare con la Taxi Gang. Arrivano nel primo pomeriggio e io inizio subito a fare il fan boy, Dunbar mi ignora ma Robbie è più curioso, mi fa domande, si chiacchiera. A un certo punto arriva Sly, dice una cosa a Robbie, poi mi guarda e fa: “Nice tie man”. Robbie la guarda e aggiunge: “Yeah man, really cool”. Forse il momento più alto della mia vita vestiaria.
Arriva la sera e devo presentarli. Prima di iniziare mi dicono: “Tu presenta la Taxi Gang, facciamo un set strumentale, poi ti facciamo un segno e vieni a presentare Gregory”. All’inizio tutto liscio, Sly & Robbie favolosi, giro di sigarette umoristiche sul retro, io ballo e godo. Poi a un certo punto parte Unmetered Taxi che adoro, e nell’estasi del ritmo non mi accorgo che Sly mi sta chiamando: “Now”. What? Non avevo capito che la mia presentazione avrebbe avuto loro come backing band, e che Gregory aveva l’abitudine di farsi chiamare a lungo prima di uscire, quindi dovevo aizzare le folle. Inizia questa assurda performance con io insieme in paradiso (ho dietro Sly & Robbie che macinano un groove stellare) e all’inferno: Isaacs non esce, il pubblico romano non ha tanta pazienza e io ho finito le parole. Poi sento un boato, vedo Gregory che avanza e finalmente mi toglie dalla graticola. Esistono foto dell’evento? Sì, da qualche parte ho due diapositive ma non so dove. E la cravatta? Ce l’ho ancora, eccola.
La seconda è che nel 1994 è uscito un CD di loop di batteria fatti da Dunbar: decine di ritmi con variazioni, suoni singoli, ecc. (Per i nerd: una delle sezioni di loop si chiama Knibbs Hi Hats). Costava un patrimonio, ma possedendo il CD si aveva diritto a usarlo. Anche quello ce l’ho ancora, e nel tempo l’ho usato molto, da solo o per conto terzi: con Soslo ho fatto una versione One drop di A Cool Dry Place, sul primo dei Buddha Stick c’è la hit con Pippo Baudo, per gli Avion Travel il remix di Aria di te più diversi altri. E conto di continuare a usarlo: dentro c’è il bene assoluto. Grazie di tutto.





Che cosa bella, e bella pure la cravatta.