Songs About: Canzoni
Canzoni su canzoni
Molte canzoni contengono altre canzoni: ispirazioni, congegni poetici, immagini - talvolta interi concetti rubati pari pari. Dopotutto si inizia a scriverne perché si amano quelle degli altri. Raramente però questo sentimento è esplicito. Strano: quello per la musica è uno dei grandi amori della vita di molti, e che ispiri parole profonde dovrebbe essere normale. Ecco una selezione di canzoni che parlano di altre canzoni, vere e anche potenziali.
Roberta Flack: Killing me softly with his song (1973)
Certamente la canzone su una canzone più famosa, fu una hit prima per Roberta Flack e di nuovo nel 96 nella versione dei Fugees:
I heard he sang a good song, I heard he had a style and so I came to see him to listen for a while. And there he was, this young boy, a stranger to my eyes, strummin’ my pain with his fingers, singin’ my life with his words, tellin’ my whole life with his words, killing me softly with his song.
Come spesso succede, Killing me softly descrive una sensazione che abbiamo provato tutti, in questo caso quando ascoltiamo certe canzoni. Ma chi è il young boy? E di quale canzone stiamo parlando?
La vicenda è ingarbugliata, con polemiche e perfino cause legali (tutto spiegato su Wikipedia), ma sembra assodato che il cantante sia Don McLean e la canzone American Pie, uno dei brani più misteriosi (e popolari) della storia del Pop, pieno di riferimenti musicali. Veri e presunti, dato che esiste una letteratura su questa canzone (specie online) e fioccano mille ipotesi: il Jester sarà Dylan? E the King and Queen? (su Wikipedia ci sono le più accreditate ). Di sicuro l’espressione The day that music died (cioè il 3 febbraio 1959, data dell’incidente aereo nel quale morirono tra gli altri Buddy Holly e Ritchie Valens) viene da qui. Quindi Killing me softly with his song è una canzone che parla dell’effetto che fa una canzone che parla di musica.
Weather Report (1984), Willie Tee (1991): Can It Be Done
Credo (e ho buone ragioni per farlo, essendo stato un fan di questa band fin da ragazzo) che Can It Be Done sia l’unica vera canzone mai pubblicata dagli Weather Report. Hanno suonato molti brani indimenticabili (come il più famoso di tutti, Birdland), tracce, suite, pezzi – ma solo questa canzone, cantata da Carl Anderson. L’autore, Willie Tee, musicista di New Orleans e amico di Joe Zawinul (che è metà della band con il sassofonista Wayne Shorter), l’ha successivamente registrata in una versione scarna e definitiva per pianoforte e voce.
La melodia è circolare, non ha ritornello eppure scorre in modo molto naturale. È una canzone su una canzone potenziale ma forse impossibile, e ha un testo così poetico che vale la pena leggerlo: esiste una nuova melodia che non sia mai risuonata nell’aria?
Can it be done? Is there one melody that’s never been played? How does it sound? Can it be found – that new song, that’s never been in the air? I’ve searched so long it seems it just isn’t there, that melody that’s never been in the air. I look for a line that’s new, hoping to run into a new sound that’s never been heard. I’ve heard a lot of music in my lifetime, and somehow it all sounds the same. Is there a sound to chose, one that’s never been used by anyone, anywhere? I’ve searched so long it seems it just isn’t there, that melody so fresh and so rare.
Nella versione degli Weather Report (cantata da Carl Anderson) tutti gli strumenti sono suonati o programmati da Joe Zawinul, mia divinità personale e una delle persone più musicali che abbia mai sentito. Domino Theory (1984) è il primo album in cui Zawinul ha utilizzato la Drum machine. E Dio sa se ne ha usate e abusate in seguito: le tracce ritmiche del suo album Dialects del 1986 (un piccolo capolavoro, se volete la mia opinione) sono interamente programmate in un modo così peculiare che non suonano né come batterie vere né come normali Drum machine (un buon esempio è Carnavalito). In Can it be done la programmazione della batteria è così scarna che non si pensa a una macchina. Il commento di Zawinul a chi obiettava: “Can It Be Done ha una figura di Charleston perfetta. Non potrebbe essere suonata meglio”. Questa citazione e altre informazioni molto interessanti su questa band rivoluzionaria sono disponibili sull’eccellente sito Weatherreportdiscography.org.
Little Feat: Spanish Moon (1974)
I Little Feat sono sempre stati un’ottima band dal vivo, e il loro doppio LP del 1978 Waiting for Columbus (uno dei leggendari album rock dal vivo degli anni ‘70 e il best seller della band) è un’eccellente introduzione a questa formazione country/funk/rock, guidata dal chitarrista, cantante e compositore Lowell George, grande musicista scomparso troppo presto (a 34 anni, nel ‘79). Su YouTube c’è un pezzetto di 4 minuti (della Tv tedesca) in cui George (insieme ai Feat) spiega la Slide guitar, eseguendo una versione estemporanea e miracolosa di China White nella quale si dimostra che il confine tra il Blues e il Country forse non esiste.
Spanish Moon era originariamente inclusa nel loro album Feats Don’t Fail Me Now ma la versione per i posteri è quella di Waiting for Columbus (album tuttora celebrato, vedi il manifesto del tour). Come potete sentire i Little Feat non erano solo Lowell George. Sono una band davvero straordinaria con una sezione ritmica furiosa, musicisti esperti e groove a vagoni. Inoltre per questo tour (e anche per altri dischi in studio) hanno ingaggiato la sezione fiati Tower of Power, gente che sa suonare il funk come pochi. In realtà i Little Feat sono ancora in giro, con più o meno la stessa formazione. Pubblicano album, suonano dal vivo e hanno un sito web. Immagino sia divertente vederli suonare, ma non sembrano catturare del tutto l’intensità disperata e sublime delle performance con Lowell George, come in uno dei suoi numeri migliori, Willin’ (che va nell’articolo Songs about: Camion).
Spanish Moon è un racconto ammonitore su un bar con quel nome:
There’s whiskey, and bad cocaine, poison get you just the same, and if that don’t kill you soon, the women will down at the Spanish Moon”.
Un bel posticino. Ma cosa attira la gente dentro il locale? Una canzone:
Down the street I heard such a sorrowful tune, comin’ from the place they call the Spanish Moon… I stepped inside, and slipped by the door, while a dark girl sang, and played the guitar… Well I pawned my watch, and sold my ring, just to hear that girl sing, yeah, yeah
Eva Cassidy: Tennessee Waltz (2002)
Questa canzone è immensamente popolare negli Stati Uniti e ancora di più in Tennessee, dove (stranamente, come spiego più sotto) è uno degli inni non ufficiali dello stato. “Nel 1946 Pee Wee King (nato Julius Frank Anthony Kuczynski) e il suo gruppo, i Golden West Cowboys, viaggiavano in macchina quando lui e il cantante Redd Stewart scrissero la canzone. Erano diretti a un’esibizione al Grand Ole Opry di Nashville quando sentirono alla radio il nuovo singolo di Bill Monroe, Kentucky Waltz. Stewart iniziò a scrivere il testo mentre King e gli altri canticchiavano il Valzer, ancora senza titolo”. (Remixato da Wikipedia) La registrarono nel 47 e divenne un successo nel mercato Country. Patti Page ne fece una cover come lato B del (prevedibilmente banale) singolo Boogie Woogie Santa Claus del 1950. La sua versione diventò virale: entrò nella classifica Pop di Billboard il 10 novembre 1950 e ci rimase per 30 settimane. Tennessee Waltz sarebbe stata al primo posto per due mesi, diventò la canzone bandiera di Page e quindi uno standard della musica Country.
Quasi ogni cantante Pop americano che vi venga in mente ha registrato la sua versione di Tennessee Waltz: Ray Charles, Sam Cooke, Leonard Cohen, James Brown, Les Paul, Elvis – solo per citarne alcuni. Essendo una canzone semplice da suonare, su YouTube si possono trovare un milione di cover di Tennessee Waltz, tutorial su come suonarla con qualsiasi strumento immaginabile, diversi karaoke per le varie versioni, ecc.
C’è un aspetto paradossale in questa canzone, che spiega come mai sia in questo elenco: si intitola Tennessee Waltz perché parla di se stessa, non del Tennessee. La canzone infatti afferma chiaramente che lei ha perso il suo amato mentre suonavano Tennessee Waltz:
I was dancin' with my darlin' to the Tennessee Waltz
When an old friend I happened to see
I introduced her to my loved one and while they were dancin'
My friend stole my sweetheart from me
I remember the night and the Tennessee Waltz
Now I know just how much I have lost
Yes, I lost my little darlin'
The night they were playing
The beautiful Tennessee Waltz
Cioè questa canzone. Com’è possibile? Stanno ascoltando una canzone che descrive ciò che sta accadendo a loro?
Ci sono diverse variazioni di questo brano: si va dal Country classico di Hank Williams (fuoriclasse della tristezza sudista) al Country/Blues quasi Jazz, lento e intenso di Norah Jones (qui dal vivo insieme a Bonnie Raitt) fino alla mia preferita, quella per chitarra e voce di Eva Cassidy dal suo album postumo Imagine del 2002. Qui Tennessee Waltz, suonata lenta e spogliata di qualsiasi arrangiamento, assume il suo vero, tragico significato (una specialità di Cassidy: la sua versione di At last è agghiacciante, ribaltando l’estasi amorosa originale di Etta James in un atroce “sarebbe bello”). Lei la intensifica anche grazie a un semplice trucco musicale (utilizzato pure da Norah Jones ma con minore impatto): se si suona Tennessee Waltz in Sol maggiore e, tra il primo Sol e il Re (dove dice An old friend I happen to meet) si passa da Mi e La maggiore, la melodia diventa blues e malinconica, specie se canti come Eva, donna con una voce meravigliosa e una sorte terribile: essere postuma.
The Pasadenas: Tribute (Right on) (1988)
Qui siamo in piena Retromania, e la canzone tributo dei Pasadenas forse è un po’ paracula, insieme ai giubbotti di pelle, le acconciature Pompadour e quella visione del passato anni 80 insieme scoppiettante e nostalgica. Però Tribute (il primo singolo del gruppo) nomina una serie di artisti degli anni ‘60 e molte canzoni: Tutti frutti, All shook up, For once in my life, Baby love e altri classici. I Pasadenas sono una boy band prima delle boy band: cori in falsetto, mosse (favolose) coordinate e videoclip ammiccante. Purtroppo poi si sono vaporizzati: erano troppo presto? Troppo black?
Lucio Dalla: Caruso (1986)
In pochi sanno che il ritornello della celeberrima canzone dedicata al grande tenore contiene un pezzo di testo e melodia tratto da Dicitencielle vuie, brano del 1930 di Rodolfo Falvo e Enzo Fusco e parte del repertorio della canzone napoletana classica. Quale pezzo? Proprio quello: Te voglio bene assai, che Dalla (e di più Pavarotti) intonava poderosamente mentre Roberto Murolo la toccava pianissimo: dopotutto stava chiedendo a un’amica (forse perché timido) di dichiarare a suo nome l’amore per l’amata: un congegno poetico strepitoso, molto simile a quelli del miglior Country.
Dalla ha dichiarato che si tratta di un omaggio a Dicitencielle vuie (ecco il motivo per cui è qui). Google AI mi informa che, dopo una causa, la musica ora è attribuita anche a Falvo (ma altrove non ne trovo traccia), e che le due canzoni vengono spesso eseguite come medley. Ma va?
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NB: I link alle canzoni puntano verso YouTube, che è infestato di pubblicità ma accessibile a tutti. Se avete altri suggerimenti sono i benvenuti. Idem se conoscete altre canzoni simili.





