Songs About: Riots
Tumulti, disordini, ribellioni, sommosse
Ci si ribella per molti motivi: economici, razziali, sociali, politici e a volte perfino per divertimento. Il Rioting, spesso un’attività giovanile, ha una sua ampia discografia di cui questa è soltanto una parte. Se avete aggiunte da fare potete usare i commenti.
The Robins: Riot in Cell Block Number 9 (1954)
Jerry Leiber e Mike Stoller, tra i più prolifici autori di Rhythm’n’Blues e Rock’n’Roll degli albori (Hound Dog, Kansas City, Jailhouse Rock e molti altri), scrissero Riot in Cell Block Number 9 dal punto di vista di un detenuto. La versione dei Robins (che raggiunse il primo posto nella classifica R&B) inizia con sirene e spari:
On July second, 1953, I was serving time for armed robbery.
‘Bout four in the morning I was sleepin’ in my cell,
I heard a whistle blow, then I heard somebody yell:
There’s a riot goin’ on, there’s a riot goin’ on, there’s a riot goin’ on up in cell block number nine.
La rivolta è furiosa, ma alla fine la legge prevale. Però ogni tanto:
The ninety-second hour, the tear gas got our men.
We’re all back in our cells, but every now and then
There’s a riot goin’ on up in cell block number nine.
Esistono molte cover di questo brano. I Beach Boys l’hanno rielaborato per la loro canzone Student Demonstration Time del 71. È stato interpretato anche da Johnny Cash, Dr. Feelgood, Johnny Winter e i Blues Brothers (perché si adattava perfettamente alla loro narrativa). Ma, come spesso accade, l’originale è difficile da superare. Non è solo grande musica: è un prezioso esempio di quanto fossero vicini Soul, R&B, Rock’n’Roll e Jazz nel 54.
Sly & The Family Stone: There’s a Riot Goin’ On (1971)
La title track di uno degli album influenti degli anni ‘70 dura zero secondi (o quattro, in alcune versioni) ed è composta interamente di silenzio.
Da Wikipedia: “Per molti anni si è ipotizzato che questa criptica traccia e il titolo dell’album si riferissero alla rivolta avvenuta il 27 luglio 1970 a Chicago per la quale erano stati incolpati Sly & the Family Stone. La band avrebbe dovuto suonare in un concerto gratuito a Grant Park, ma la folla si innervosì prima dell’inizio del concerto e diede inizio a una sommossa. Oltre cento persone rimasero ferite tra cui diversi agenti di polizia, e la spiegazione fornita alla stampa fu che la band era in ritardo e/o si era rifiutata di esibirsi. Nel 1997 Sly Stone dichiarò che la traccia There’s a Riot Goin’ On non aveva una durata precisa semplicemente perché ‘pensavo che non ci dovessero essere rivolte’”.
The Wailers: Burnin’ and Lootin’ (1973)
Poi naturalmente alcuni sembrano avere ottimi motivi per ribellarsi, come svegliarsi col coprifuoco:
This morning I woke up in a curfew, o God I was a prisoner, too. Could not recognize the faces standing over me, they were all dressed in uniforms of brutality. How many rivers do we have to cross before we can talk to the boss? All that we got it seems we have lost, we must have really paid the cost. (That’s why we gonna be) burnin’ and lootin’ tonight.
Ma Marley, essendo Marley, ha sempre un appeal universale. Quindi se hai perso il lavoro, sei intrappolato nella crisi economica o semplicemente senti che dove vivi la tua opinione non viene presa in considerazione, questa canzone può funzionare. Burnin’ and Lootin’ però non è un inno da rivolta festosa. Il secondo ritornello recita:
Weeping and wailin’ tonight (Who can stop the tears?)
Weeping and wailin’ tonight (We’ve been suffering these long, long years!)
Weeping and wailin’ tonight.
Questo è Roots Reggae al suo meglio: fisico, spirituale e politico (Burnin’ è l’ultimo album con i Wailers originali, Peter Tosh e Bunny Wailer). Se mai dovessi ribellarmi di nuovo nella vita, questa sarà la colonna sonora che sceglierò.
Dr. Dre: The Day The Niggaz Took Over (1992)
A volte la gente saccheggia e brucia davvero. È successo a Los Angeles nel 1992 pochi mesi prima dell’uscita di questo album, The Chronic. Ecco la scena vista dall’interno:
Andiamo a Compton, devo fare un po’ di saccheggio e trovare dei mobili o qualcosa del genere. Ho un videoregistratore nel bagagliaio che ho rubato al mercatino di Slauson, e quei figli di puttana farebbero meglio a non provare a fermarmi perché non mi si può fermare, perché carico la mia Glock e sparo finché non cadranno tutti a terra.
(Qui il testo completo)
La canzone contiene campionamenti del documentario sulla rivolta di Los Angeles Birth of a Nation: 4.29.92 disponibile su YouTube, e numerosi frammenti di notiziari sulla sommossa durante la quale furono uccise 63 persone e oltre 12.000 arrestate. È solo una delle tante canzoni (film, documentari, libri, ecc.) che trattano della più grande rivolta razziale americana degli ultimi 30 anni.
John Lee Hooker/MC5: Motor City Is Burning (1967/69)
Detroit negli anni ‘60 era una città piuttosto ribelle: fortemente industrializzata e divisa razzialmente, fu teatro di numerose rivolte. John Lee Hooker, residente a Detroit, pubblicò Motor City Is Burning nel 1967, molto colpito dagli scontri più brutali mai accaduti in città, con 43 morti, quasi 1200 feriti e oltre 7.000 arresti.
Oh, the motor city’s burnin’, it ain’t nothing in the world that I can do.
Well, fire bomb fallin’ all around me and soldiers standin’ everywhere.
I could hear the people screaming, sirens fill the air.
I don’t know, I don’t know what the trouble is, this mornin’,
I just can’t stay around to find it out. Takin’ my wife an my family
And little Johnny Lee is clearin’ out. I just hope, people, it’ll never happen to you.
Poi, nel ‘69, gli MC5 (pure di Detroit) la inclusero in Kick Out The Jams, il loro disco di esordio e uno degli album più influenti di sempre, riscrivendone completamente il testo. Loro invece sembrava sapessero qual era il problema:
Your mama, papa don’t know what the trouble is
You see, they don’t know what it’s all about
I get the news, read the newspapers, baby, baby?
You just get out there in the street and check it out.
Now, I guess it’s true, I’d just like to strike a match for freedom myself.
I may be a white boy, but I can be bad, too.
Yes, let it all burn! Let it all burn!
The Clash: White Riot (1977)
Diciamocelo: le rivolte possono essere eventi tristi e brutali, ma possono anche essere divertenti. Allo stesso modo, la ribellione può essere problematica per alcuni, ma per altri è segno di dinamiche sociali vivaci. Ovviamente in una società multirazziale problematica (come quella britannica degli anni ‘70) le minoranze sembrano avere più motivi per ribellarsi. Ma è davvero così?
Black people gotta lot a problems, but they don’t mind throwing a brick.
White people go to school, where they teach you how to be thick.
An’ everybody’s doing just what they’re told to, an’ nobody wants to go to jail!
White riot, I wanna riot! White riot – a riot of my own!
Primo singolo dei Clash, White Riot è allo stesso tempo una canzone politica e adolescenziale: (You Gotta) Fight For Your Right (To Party) dei Beastie Boys è giusto dietro l’angolo.
Sonic Youth: Teenage Riot (1988)
Questa canzone ha uno dei titoli più belli della storia del Pop. Ma parla davvero di rivolta? Ci sono tre riferimenti nel testo. Il primo è molto criptico:
Teenage riot in a public station, gonna fight and tear it up in a hypernation for you.
Il secondo è un po’ più chiaro:
It better work out, I hope it works out my way, ’cause it’s getting kind of quiet in my city’s head.
Takes a teenage riot to get me out of bed right now.
La terza è una fantastica frase punk/indie:
We’re off the streets now, and back on the road, on the riot trail.*
Nel videoclip ci sono cameo (involontari) di diversi artisti, tra cui Johnny Thunders, Neil Young, Patti Smith, Iggy Pop, Sun Ra, Henry Rollins, Nick Cave, Tom Waits, i Butthole Surfers e i Kiss.
*I Sonic Youth hanno davvero percorso quel sentiero per molto tempo, spesso dormendo in case insolite. Thurston Moore ha curato insieme ad altri il libro fotografico di Abby Banks, Punkhouse: Interiors in Anarchy: “Punkhouse presenta magazzini anarchici, collettivi femministi, case sugli alberi, officine, studi d’artista, fattorie autosufficienti, squat di senzatetto, centri comunitari, officine di biciclette in cantina, speakeasy e ogni sorta di spazio abitativo comunitario.”
Junior Murvin: Police And Thieves (1976) Pur non essendo una canzone sulle sommosse, il primo singolo di Murvin divenne la colonna sonora della rivolta di Notting Hill a Londra nel 76, e poi una hit mondiale nella versione dei Clash. Ma l’originale, scritta da Murvin e prodotta da Lee Perry, rimane di gran lunga la migliore.
Inoltre:
Bruce Springsteen: Steets of Minneapolis (2026) Quello che sta succedendo negli USA è terrificante, e il Boss è tra le voci più attive e critiche. Curiosamente però trovare la versione ufficiale è difficile, non è su YouTube (ma su Facebook invece sì) e la ricerca del testo è un po’ farraginosa. Non ce lo dicono?
U2: Sunday Bloody Sunday (1983) La canzone, che ricorda il massacro di 26 manifestanti nordirlandesi da parte di soldati britannici nel 1972 , è considerata una canzone molto militante dai fan degli U2 e anche una scaltra mossa di marketing da altri, me compreso.
99 Posse: Curre Curre Guaglio’ (1993) Per completezza d’informazione: ho prodotto questo album dei 99 Posse. Ma Curre Curre Guaglio’ è ancora oggi una delle canzoni preferite nelle manifestazioni studentesche, proprio per i suoi riferimenti alle rivolte. Inoltre mi capita spesso di incontrare gente di generazioni molto diverse a cui questa canzone è stata utile.
NB: Tranne dove indicato, i link nei titoli delle canzoni mandano su YouTube, infestato di pubblicità ma accessibile a tutti. Se hai soluzioni più eleganti fatti sotto.



E mettiamoci pure una band italiana: i romani Bloody Riot con il loro primo album ricco di brani esplicitamente rivoltosi quali Naja de merda, Teppa life, contro lo Stato, bloody riot. Visti piu volte negli anni 80, mi sembra di ricordare anche come spalla dei Black Flag a Centocelle!
Bellissima cover dei Clash