Stimmung
Istruzioni per il Paradiso (sonoro)
Qualche giorno fa scrivevo di UbuWeb, archivio di arte (anche sonora) online liberamente accessibile. In questo archivio c’è anche la prima edizione di Stimmung di Karlheinz Stockhausen, oggi fuori catalogo.
Attenzione: questo è un articolo divulgativo su un’importante brano musicale del 900, quindi non si rivolge a musicologi, musicisti e esperti di Musica contemporanea, bensì a tutti gli altri. Non ho alcun titolo per scrivere di Stimmung, e non ho alcuna intenzione di fare della critica musicale: voglio raccontarne la storia, spiegare come funziona e come mai sia entrato nel radar di uno come me che, quando l’ha scoperto, la Musica contemporanea sapeva a malapena che esistesse.
Intorno ai 15 anni (1974) mi sono capitati tre incontri musicali concatenati che hanno indirizzato il mio gusto musicale. Il primo è avvenuto letteralmente per caso e oggi, grazie a Internet, posso ricostruirlo. Nel gennaio 74, insieme a alcuni amici tutti disinteressati all’Arte contemporanea, vado a visitare una mostra (che oggi so come si chiama, Contemporanea, e che è stata così importante da finire sulla Treccani) che però non ci convince. Stiamo per andarcene quando scopriamo un signore barbuto che suonava delle melodie ultraterrene con l’organo (volendo c’è una registrazione di questo concerto). Era Terry Riley, i miei amici non erano particolarmente impressionati ma io rimasi fino alla fine e la mia vita cambiò per sempre, specie quando riuscii a mettere le mani sul raro, stupefacente, costosissimo doppio album Persian Surgery Dervishes. Nel frattempo successe una cosa bizzarra: l’etichetta italiana Orizzonte inspiegabilmente stampò Music In Twelve Parts, Parts 1 & 2 di Philip Glass in edizione economica. Non sapevo chi fosse ma titolo e copertina mi attirava molto, il disco costava poco e fu una folgorazione: diverso da Riley eppure molto simile, parola chiave Ripetizione.
Il terzo incontro fu più complicato. Qualcuno, forse un amico più grande, mi disse: “Se ti piacciono quei due, prendi Stimmung di Stockhausen”. Avevo già sentito questo nome, forse alla Tv come esempio di stranezza musicale. Ma niente mi attirava: non il nome altisonante, Karlheinz Stockhausen, non la musica fatta di dissonanze e rumori a cui l’associavo, non il titolo in tedesco e men che mai la sua etichetta, l’austera Deutsche Grammophon Gesellschaft (quella di Von Karajan), che evidentemente non si rivolgeva a me.
Poi un giorno, mentre vagavo in un negozio di dischi, capito nel reparto Classica, sezione Contemporanea e mi ci casca l’occhio. Una copertina meravigliosa (che poi ho scoperto raffigurare Shiva Nataraja) che prometteva musica celestiale, forse divina.
Il disco costava più del normale ma decido di fare l’investimento e me lo porto a casa. Immaginando che fosse un’esperienza simile a Riley e Glass mi metto comodo e accendo lo stereo. Mi ricordo ancora la prima impressione: il passo lento, lo scorrimento ciclico, il respiro naturale come le onde del mare, combinazioni di note celestiali. Musica che si evolve organicamente, un suono primordiale, sei voci da sole che cantano alcuni toni nella scala naturale (noi occidentali oggi usiamo la scala temperata, più uniforme ma approssimativa in termini fisici), precisamente degli Armonici Naturali, cioè quella “successione di suoni le cui frequenze sono multipli di una nota di base, chiamata fondamentale”, in questo caso un Si bemolle grave. Queste note le abbiamo sentite tutti: le campane solitamente hanno una nota base (fondamentale) più altre note, appunto armoniche. Questo Si♭ costante conferisce a Stimmung una qualità mistica: le lunghe note fisse (e l’uso degli armonici) sono tipiche di molte espressioni vocali religiose - per esempio la recitazione dei Mantra tibetani. La sensazione di misticismo è amplificata dall’uso di “nomi magici” ripetuti durante tutto il brano: Cronos, Venus, Vishnu e molti altri.
Ho ascoltato regolarmente Stimmung per diversi anni godendone assai senza saperne niente (un’esperienza rara nella Musica contemporanea). Poi all’università ho messo le mani sulla partitura, che non è un pentagramma ma un complesso set di istruzioni, e ho capito come è costruito: perché Stimmung è insieme un brano performativo (che cambia a ogni esecuzione) ma anche un congegno preciso e inesorabile, che se eseguito con esattezza è praticamente perfetto.
Le istruzioni (tradotte dal tedesco con l’AI e poi corrette) iniziano così:
1. Materiali e preparazione
Ogni cantante riceve il testo di queste SPIEGAZIONI, uno SCHEMA FORMALE, un foglio dei MODELLI (vedi sotto) e un foglio dei NOMI MAGICI.
• Ciascun cantante ritaglia singolarmente i propri Modelli e i propri Nomi Magici.
• L’ordine di esecuzione delle carte può essere stabilito in anticipo per ragioni musicali o deciso dai singoli interpreti durante la performance.
• Ogni cantante può anche mescolare i due mazzi di carte prima del concerto e usarli nell’ordine casuale risultante.
• Idealmente, ogni cantante dovrebbe conoscere a memoria lo schema formale, i propri modelli e i nomi magici, inserendo questi ultimi nel flusso musicale a seconda del contesto.
• Ogni Modello e ogni Nome Magico viene utilizzato una sola volta nel corso della stessa esecuzione.
• Nello Schema Formale sono numerate 51 combinazioni di voci:
Quindi ogni cantante “guida” i propri modelli: “Il cantante del Modello ripete il proprio periodo finché non constata che tutti coloro che devono uniformarsi a lui hanno raggiunto la piena corrispondenza; a quel punto ripete il periodo ancora alcune volte (ad libitum) e dà l’attacco per il successivo tono del modello”.
A partire da quel Si♭ di cui sopra, il brano si sviluppa su sei note armoniche, espresse in Hertz perché non sono esattamente “note” bensì armoniche naturali: 57 (Si♭) - 114 - 171 - 228 - 285 - 399 - 513 Hz (per i curiosi qui c’è un comodo Convertitore frequency to note). Ognuno/a dei/delle sei intepreti (due soprani, un contralto, due tenori e un basso) canta un modello seguendo uno schema estremamente dettagliato. Come il Quadrilatero vocalico: “Nel quadrilatero vocalico, ogni vocale possiede due numeri che indicano l’armonico che deve essere udito con la massima intensità durante l’emissione: il numero sotto la vocale si applica alle voci maschili gravi (es. con intonazione di base a 114 Hz), mentre il numero sopra la vocale si applica alle voci maschili acute e alle voci femminili gravi (es. con intonazione di base a 285 Hz)”.
L’intonazione è aiutata dalla registrazione di un accordo con le sette frequenze che suona in sottofondo (si vede bene nel video in basso): “L’accordo deve essere inserito in modo impercettibile tramite gli altoparlanti dopo l’attacco della prima combinazione, riprodotto a volume molto basso per tutta la durata della performance e sfumato verso la fine dell’ultima combinazione”.
Le istruzioni arrivano fino alla gestione del respiro e alla posizione dei cantanti: “Le pause per respirare possono essere effettuate individualmente a piacimento. Tuttavia, durante la pausa, il cantante deve continuare a seguire mentalmente il pezzo mantenendo lo stesso tempo e l’andamento degli altri, in modo da rientrare esattamente nello stesso punto in cui si sarebbe trovato se avesse continuato a cantare. Le pause respiratorie individuali devono essere eseguite a intervalli irregolari e non esclusivamente alla fine del periodo”. Inoltre “Si deve cantare senza vibrato e a basso volume, per consentire di mantenere il fiato il più a lungo possibile con un’unica emissione, ascoltando se stessi, il tono del modello (o un altro tono di orientamento) e idealmente tutti gli altri cantanti. Per questo motivo, i cantanti devono sedere in cerchio a stretto contatto tra loro”.
I Modelli sarebbero la “partitura”. Ma siccome le note già le sappiamo, c’è tutto il resto in forma di notazione non convenzionale, nello stile di Stockhausen e altri compositori dell’epoca. Alcuni modelli sono fantastici, insieme esplicativi e oscuri:
Ma come si succedono i vari modelli? C’è lo schema formale (vedi sopra) - e basta:
“Non deve esserci alcuna direzione d’orchestra. Le combinazioni si collegano l’una all’altra in modo continuo tramite gli attacchi da un modello al successivo. Tutti gli altri attacchi e i passaggi da una combinazione all’altra avvengono in modo individuale e non richiedono un sincronismo millimetrico. Nelle sei sezioni tra parentesi, il cambio di altezza nelle voci continue può avvenire in qualunque momento dopo l’attacco del tono del modello”.
E la durata?
La durata delle singole combinazioni varierà in modo naturale. Verso la fine del periodo di prove occorre verificare la durata media delle 51 combinazioni e apportare correzioni affinché:
1: Non siano tutte uniformi.
2: Le combinazioni in cui l’accordo si raggiunge rapidamente rimangano relativamente brevi.
3: Almeno tre combinazioni — precisamente una nel primo, una nel secondo e una nel terzo terzo dell’esecuzione — abbiano una durata estremamente lunga.
La durata complessiva dell’esecuzione è pertanto indeterminata.
Sul sito del Festival Romaeuropa c’è un’eccellente scheda su Stimmung di Luca Del Fra dove si legge: “L’esotismo in Stimmung avvolge un potente nucleo compositivo, tipico delle avanguardie radicali del secondo Novecento. Stockhausen, infatti, compone un pezzo modale, come lo costringe a fare la sequenza dei suoni armonici, ma al tempo stesso seriale, perché surrettiziamente, ma con grande abilità, introduce anche altre note: gli armonici degli armonici. L’architettura così, pur mantenendo un coerente impianto, si amplia, sorretta da una polifonia che si espande sopra dei solidi moduli ritmici in graduale trasformazione. Questa partitura così complessa porta il segno dello spostamento di Stockhausen verso una dimensione avventurosa, dove l’esperienza di compositore d’avanguardia è messa al servizio d’una musica disinvolta e disinibita. Il tutto appare funzionale a creare un universo sonoro dove l’ascoltatore possa entrare con meno preoccupazione, rispetto agli affascinanti furori più radicali degli anni ‘50 e inizio ‘60 del secolo scorso e, a sua scelta, perfino lasciarsi andare”.
Pare, si dice, che Stimmung sia stata ispirata dal lavoro di La Monte Young, figura leggendaria della scena contemporanea del quale forse un giorno scriverò. Non mi sorprende: anche Young come Riley era studente di Pandit Pran Nath, interprete (sublime) di uno stile vocale interamente basato sulla scala naturale (su UbuWeb ci sono alcune sue performance).
Ho ascoltato diverse versioni di Stimmung ma questa le batte tutte, e continua a stupirmi ogni volta: riuscire a creare un set di istruzioni dettagliatissime (lasciando al contempo grande libertà agli esecutori) per produrre musica che sembra scorrere come l’acqua mi pare davvero un’impresa. Certo, ogni composizione in fondo è così, ma questa mi pare di più.
Per capire l’unicità di Stimmung c’è un altro aspetto non ovvio. Stockhausen fa il compositore contemporaneo, il ricercatore, lo sperimentatore, non la Popstar. Quindi non è particolarmente interessato a produrre musica che piace al pubblico. Quasi nessuno dei suoi lavori precedenti e successivi somiglia a Stimmung. Opere straordinarie come Hymnen, Gesang der Jünglinge, Kontakte, Mantra, che mi sembrano profondissime ma mi pare si rivolgano a una parte diversa del mio cervello, quella razionale. Mentre Stimmung secondo me appartiene anche a un altro mondo che abita insieme a Meredith Monk, Debussy, Jon Hassell, Gregorio Magno e Ravi Shankar.
Ascolta Stimmung nella versione originale del Collegium Vocale Köln (1968).
Una versione registrata nel 2025 per la serie Stockhausen Concerts and Courses.
Su Stockhausenspace.blogspot.com c’è un articolo molto informato su Stimmung.
I link portano su Wikipedia, tranne dove indicato. Se la frequenti spesso potresti fare una piccola donazione.
Tutti i contenuti di Mosche sono accessibili gratuitamente. Se desideri sostenere il mio lavoro, gli abbonamenti a pagamento sono opzionali ma assai graditi.







