Stoffa
L'autismo, l'incredulità e l'odore del pane
Quando uno psicologo mi ha suggerito di farmi diagnosticare un Disturbo dello Spettro Autistico (nel mio caso rivelatosi lieve, quello chiamato anche Autismo a Alto funzionamento o Sindrome di Asperger) ero piuttosto scettico: non solo non mi sembrava di esserlo, ma già esisteva tutta una mitologia sull’Asperger che in parte conoscevo e non mi attirava. Certo, fin da bambino avevo notato delle discrepanze tra il mio modo di percepire il mondo e quello degli altri. Però anche per via della mia formazione culturale mi imbarazzava affermare una diversità e, come spesso succede, facevo il possibile (poco) per uniformarmi.
Anche dopo il primo incontro al centro specializzato (una sorta di ministero della salute mentale alla periferia di Amsterdam dove diagnosticano anche in inglese) non ero convinto, mi sembrava tutto un po’ ovvio, troppo semplice: sì, preferisco stare da solo; no, non mi dispiace mangiare sempre le stesse cose, anzi. E allora? Solo al secondo colloquio il dottore (un giovane psicologo clinico molto simpatico, esperto di Autismo negli adulti) ha sparato la domanda che mi ha impallinato: “Hai qualche fastidio o preferenza in fatto di stoffa?” What? Adesso che c’entra la stoffa? Non sapendo cosa dire ho detto la prima cosa che mi è uscita, ma mi pareva un’ovvietà: “Non direi, mi piacciono le lenzuola un po’ spesse, ma questo tutti, no?”
Tornando a casa non riuscivo a togliermi dalla testa questa storia della stoffa. Si vede che camminare fa bene, perché una volta arrivato gli ho mandato un’email col resto della risposta. Eccola:
“Ho parlato del cotone spesso. Vorrei aggiungere che spesso dormo per mesi con lo stesso vecchio set di lenzuola (pulito: ho un’asciugatrice, quindi posso lavare e asciugare in giornata) perché preferisco la sensazione della stoffa usata. Tengo i vestiti finché non si disfano proprio per la sensazione che danno i tessuti lisi. Alcuni materiali (come la seta, il velluto, il velluto a coste, il tessuto sintetico o il cotone inamidato) sono molto spiacevoli. Tendo a indossare abiti di taglie più grandi altrimenti mi sento costretto: spesso devo tornare nei negozi per cambiare i vestiti perché ho comprato qualcosa della taglia sbagliata. Da bambino e da adolescente questa sensazione era molto più forte, ma scelgo ancora con molta attenzione la stoffa che indosso (o quella su cui mi siedo: ho teli di cotone indiano per coprire la sgradevole sensazione del mio divano). Spesso compro vestiti di seconda mano (camicie, per esempio) proprio per via del tessuto vecchio. Ho questa preferenza da sempre: pensavo semplicemente di essere un po’ fissato e vanitoso (e lo sono, entrambe le cose)”.
Nella stessa seduta mi aveva anche chiesto della luce, e lì ero stato più pronto: ovunque vada attenuo sempre l’illuminazione (in albergo mettendo camicie sugli abat jour), detesto le lampade centrali, e la luce fredda come il neon ha un effetto brutto sul mio umore. Anche qui: non è normale? Pare di no.
Non riuscivo a capire, avevo sempre pensato che i sensi funzionassero allo stesso modo per tutti. E invece viene fuori che i miei, e quelli dei miei simili, funzionano diversamente. E non solo il tatto: anche il gusto (da bambino avevo enormi problemi coi sapori, ma soprattutto con la consistenza dei cibi), l’olfatto (gli autistici sono ipersensibili e io non faccio eccezione) e pure l’udito, in molti modi (dalla percezione esagerata dei rumori fino a quella della musica, su cui ci sono studi anche recenti e che si meriterà un articolo in futuro). Da piccolo mi chiedevo: “Ma il blu del cielo lo vediamo tutti dello stesso colore? E il sapore delle mele? L’odore del pane?” A un certo punto ho deciso che sì, ma invece viene fuori che a volte no.
Ripensando a questa vicenda (che è uno dei buoni motivi per scriverne) e ricordando cosa pensavo prima della diagnosi, è evidente che cercavo l’Autismo nel posto sbagliato, anche perché ero completamente convinto che tutti percepissero il mondo come me. Un’altra buona ragione per farsi diagnosticare sul serio, se è il caso, ma anche per non affidarsi alle auto-diagnosi dei quiz su Internet: in un test con domande a risposte chiuse, a quella sulla stoffa avrei risposto di no.
PS: Semmai aveste il dubbio, qui trovate l’Autism-Spectrum Quotient Test (in inglese), questionario sviluppato dal Cambridge Autism Research Centre per valutare la presenza di tratti dello Spettro autistico negli adulti. Se fate strike andate a farvi diagnosticare.


Carissimo, fatto or ora il test e ci sono dentro anche io (nello spettro); unica differenza che io ho sempre avuto il sospetto e la cosa ... mi rende felice