Suggerimenti per aspiranti autori
Consigli da prendere con le molle
Un genere di pubblicazione digitale molto diffuso è quello dove si insegna come usare al meglio le varie piattaforme a aspiranti creator: YouTube, Instagram, TikTok e anche Substack, dove sembra essere un argomento molto popolare. Ho fatto una breve ricerca per un articolo e ho deciso di entrare anche io nel meraviglioso mondo dei tutorial.
Disclaimer: non sono particolarmente popolare e faccio poca attività social, specie di autopromozione. I miei post (ovunque essi siano) non prendono molti like e non ho moltissimi follower: qui al momento sono 320 (da gennaio 26).
Ecco quindi alcune semplici suggerimenti per aspiranti autori online (e non):
1: Non sottovalutare mai chi legge, che capisce tutto molto meglio di te. Non pontificare: tu sei l’umile scrittore, lui/lei il nobile lettore, non viceversa.
2: Scrivi quello che vorresti leggere, non quello che pensi vorrebbero leggere i lettori che, capendo meglio di te, sanno scegliere e si accorgono se ci fai o ci sei.
3: Per scrivere di un argomento bisogna prima impararlo. Scrivere serve anche a imparare. Imparare si impara, quindi impara a imparare: scrivere aiuta, e viceversa.
4: Quando hai finito un testo, torna su e elimina almeno il 20% di quello che hai scritto a cominciare dagli aggettivi e le virgole.
5: Sei su Internet, non alla macchina da scrivere, quindi utilizza tutti gli strumenti di questo mezzo invece di pensare che stai scrivendo per la Bibliothèque de la Pléiade: inserisci link, immagini (avendo sempre cura di citare la fonte), video, grafici, bibliografie cliccabili, l’AI (dichiarandolo) e qualsiasi altra cosa serva allo scopo.
6: Quello di cui scrivi è più importante di come lo scrivi: la descrizione proustiana del tuo comodino sta bene nella Pléiade (semmai) ma non funziona online: la pagina Internet e la pagina di un libro sono due cose profondamente diverse.
7: Non fare domande ruffiane, ovvie, accalappiacani, specie nel titolo o alla fine di un post. Lo so che molti influencer lo consigliano ma è brutto e irritante. Non sei Gigi Marzullo e non vuoi diventarlo: trova metodi più eleganti per stimolare i commenti.
8: Le dimensioni non contano. Se scrivi la storia dell’umanità 10.000 caratteri non bastano. Se racconti una vacanza sono troppi - salvo sia stata una vacanza davvero pazzesca. Quanto dev’essere lungo? Quanto serve, ricordandosi sempre che la sintesi è un dono, pubblicare a puntate è una buona opzione e un Podcast di due ore con tre maschi che chiacchierano è insopportabile.
9: Non esistono argomenti interessanti, esistono angoli, punti di vista, sguardi. È lo sguardo che rende un argomento interessante, non l’argomento in se.

10: Vieni al sodo, ricordati il soggetto, non mi far penare per un paragrafo prima di capire di che stai parlando. Inoltre mai presumere che io sappia qualcosa perché tu la sai, e se pubblichi una foto scrivici sotto chi è.
11: Non insistere, tanto ripubblicare lo stesso articolo 10 volte serve a poco. Invece scrivi note sullo stesso argomento, allarga l’orizzonte, aggiungi angoli diversi: utile per tutti, più piacevole per chi già ti legge e ti segue (e quindi probabilmente le vedrà).
12: Non esistono frequenze di pubblicazione ottimali, checché ne dicano i creator di creator. Anzi, se passi il tempo a pubblicare e mettere like non ne avrai per scrivere, o per imparare: scrivere cose sensate (e costruire una pubblicazione coerente) è meglio che avere tanti like subito. E l’attenzione degli utenti (quelli svegli, cioè quelli che vuoi tu) funziona meglio di quanto si dica in giro.
13: Prima di cliccare Pubblica lascia riposare in frigo per almeno 12 ore: un buon testo va servito freddo.
Infine: uno dei consigli sensati che ho letto è “Scrivere sempre dello stesso argomento”. È vero, lo dice anche la saggezza popolare: Meglio fa na cosa bona ca cient’ malamente. Così non solo si aggregano persone interessate a quello, ma si sposta il focus sul tema della pubblicazione piuttosto che sull’autore. Però mamma m’ha fatto storto, quindi su Mosche ci trovate di tutto, in un format spericolato e sbagliato che infatti cresce come un cactus. Se anche tu vuoi avere interessi molto diversi e andare piano nell’aggregare nuovi follower, fai come me: Be Strong, Be Wrong.


La 3 riletta più volte veloce è uno scioglilingua perfetto, la fine della 8 mi ha steso e la 9 è il motivo per cui leggo. Sulla monotematicità ni, personalmente ho qualcosa da dire praticante su tutto (forse però sempre meno voglia di farlo) e l'ecletticità mi piace, però sicuramente può creare confusione, cioè la regola sarebbe corretta ma non ci credi neanche tu..
capisco il tuo punto però, un po' ci conosciamo, lasciami spiegare perchè anche la strategia del cactus ha i suoi pro, anche per persone diverse da te:
1. io e molti altri siamo arrivati in tarda età in un posto così dove si può scrivere di base tutto e il contrario di tutto senza la pressione della pubblicazione e/o il timore dei "leoni da tastiera"; per tale motivo io (e, credo molti altri) non abbiamo ancora cognizione di quale sia la nostra direzione dominante; può darsi che io scriva oggi della bellezza delle accordature aperte sulla chitarra, perchè è un mondo per me nuovo e fonte di godimento, ma domani scopra che alla fine non gliene importa proprio a nessuno delle accordature aperte su questa piattaforma, in lingua per giunta italiana, e che mi converta in scrittore di viaggio, anche lì, partendo da zero, senza avere un vissuto da scrittore o giornalista di sorta; 2. sono consapevole che il "nome del gioco" dovrebbe essere proprio di capire cosa faccia ottenere un sufficiente numero di lettori per non sentirsi del tutto soli e, una volta indivituatolo insistere su quella direzione ma ciascuno dovrebbe scrivere di cose che lo appassionano, non è semplice arrivarci in due mesi; 3. ora vado alla botta finale "self derogatory", che ho questo vizio: normalmente mi leggono qualcosa come 5 o 6 persone, di solito perchè mando loro il link; ed invece una volta ho scritto un commento ad un post altrui in cui si parlava di un signore che essendo molto anziano è passato in biblioteca a prendere commiato; questo commento di dieci righe mi ha "fruttato" qualcosa come 55 like. Dopo averlo postato mi è venuto in mente che io ho letto un libro che mi è piaciuto molto di un tale Patrick DeWitte (quello che ha scritto anche the Sisters Brothers e altri libri belli) che si chiama the Librarian e parla di un bibliotecario con una moglie malata terminale che ha un passato da farsi perdonare. Ecco, se io avessi trattato di quel libro, che è molto ma molto più profondo del mio post, mi avrebbero letto i 5 o 6 di cui sopra, trovo questo fatto un poco triste, può darsi che le cose di cui vorrei davvero scrivere (tipo gli scrittori americani contemporanei) non sarebbero di interesse comune, forse meglio allora tenere aperti tutti i ponti? Ti ricordi il finale di quella canzone di Rino Gaetano che diceva "ma chimmesente"?