Autismi
Scopro di essere autistico a 58 anni: come mai? La diagnosi mi serve? Esattamente che ho? E come mai nel 2026 siamo così tanti?
Uno degli argomenti dei quali scriverò qui è l’Autismo. Uso questo post per spiegare chi, cosa, come e perché. Nel 2017 (avevo 57 anni, ero residente in Olanda), su suggerimento di uno psicologo a cui mi ero rivolto per capire alcune cose di me (approfittando dell’ottima sanità locale), ho intrapreso il percorso di diagnosi di Autismo. Un tragitto lungo specie se si è ultracinquantenni, fatto di diversi test, colloqui con specialisti (in Autismo degli adulti, che è un settore a se) e centomila domande. Esito finale: ho (ovviamente dalla nascita) quello che oggi si chiama Lieve Disturbo dello Spettro Autistico o anche Autismo ad Alto Funzionamento, noto fino a qualche anno fa come Sindrome di Asperger*.

Mi serve questa diagnosi? Non operativamente, non alla mia età. Ma è molto utile per capire come mai la mia vita ha preso certe pieghe, ho fatto certe scelte (anche lavorative) e vivo come vivo. Inoltre è diventato un percorso culturale, ho letto un mucchio di libri sul tema e partecipato a test di ogni genere (diffusi dall’Autism Centre of Excellence at Cambridge che ci studia con dovizia).
L’Autismo, per il quale oggi si usa il termine Spettro, è un oggetto molto complesso con manifestazioni diverse e gradi di severità che vanno da me, che ho una vita quasi normale, fino a persone non autosufficienti e incapaci di comunicare col mondo. Non bisogna immaginare questo spettro in toni di grigio dal bianco lieve al nero gravissimo (come per altri disturbi o malattie), ma come la paletta colori dei software grafici: tutti i colori in tutte le gradazioni. Chi mi ha diagnosticato mi ha spiegato che ogni autismo è diverso (l’ho capito dopo, incontrando altri come me tutti diversissimi da me). Non solo: esistono persone neurotipiche (cioè non tecnicamente autistiche) che esibiscono tratti autistici spettacolari. Sono molte, e spesso osservandole mi ritrovo a sorridere.
Oggi si fanno troppe diagnosi. Ecco un’obiezione che ho letto spesso. Secondo me no, anzi: l’unica spiegazione per la mia mancata diagnosi in passato è che quello che ho io non aveva ancora una definizione (aggiunta al DSM solo nel 1994), e la mia generazione è piena di gente non diagnosticata. Invece mi interrogo su come gestire queste molte nuove diagnosi. Se me l’avessero fatta a sei anni (come succede oggi) la mia vita sarebbe stata diversa? Di sicuro. Migliore? Non necessariamente. Certo più semplice e meno dolorosa, ma anche meno avventurosa e incosciente. Ecco come mai suggerisco ai miei molti studenti con certificato (il Piano Didattico Personalizzato) di ignorarlo il più possibile. Il problema non sono le troppe diagnosi o la disinvoltura nel diagnosticare disturbi del comportamento, come dice chi obietta. Semmai la questione è che la società dovrebbe acquisire consapevolezza delle abilità diverse (e talvolta notevoli) di queste persone, che sono sempre esistite, invece di chiamarle con dei nomi brutti (da svogliato a strano, da asociale a incapace e via dicendo) come si faceva in passato. Ho sempre detestato l’espressione Diversamente Abile, che continua a sembrarmi inadatta a una persona senza una gamba ma invece adattissima a certi miei studenti che non riescono a mettere la punteggiatura in quello che scrivono ma disegnano divinamente (insegno in un’accademia). Fortunatamente per loro, alle virgole oggi ci pensa l’AI.
“Ma figurati se tu sei autistico”, un commento che ho sentito diverse volte quando ne ho parlato. Questo, oltre all’affetto dei miei amici, dimostra anche la scarsa conoscenza dello Spettro Autistico (espressione spesso usata a sproposito, così come Autismo e autistico), una parola che evoca scenari estremi. Ecco una tabella di comportamenti tratta dal libro Autism and Asperger Syndrome di Simon Baron-Cohen, Oxford University Press, 2008. Ho tolto quelli più tipici dell’autismo grave rispetto alla sindrome lieve. Naturalmente non ho tutti questi sintomi, e quelli che ho variano di intensità. Tuttavia questa tabella è un punto di partenza efficace per capire. Clinicamente (ma non è una diagnosi) bisogna mostrare almeno due di questi comportamenti per ognuna delle tre categorie:
1: Difficoltà sociali
◆ Mancanza di interesse per gli altri.
◆ Contatto visivo atipico: o quasi nessun contatto visivo, o fissare troppo a lungo, invadendo lo spazio personale.
◆ Mancanza di reciprocità (nessun turno di parola, nessun dialogo, solo monologo).
◆ Preferenza di stare da soli.
◆ Difficoltà ad anticipare come si sentirà qualcuno o cosa potrebbe pensare.
◆ Difficoltà a capire come reagire al comportamento di un’altra persona.
◆ Difficoltà a leggere le espressioni emotive degli altri, nel loro viso, nella loro voce o nella loro postura.
◆ Difficoltà ad accettare che possano esserci altre prospettive, non una sola prospettiva corretta.
2: Anomalie comunicative
◆ Comprensione letterale del linguaggio.
◆ Uso del linguaggio inappropriato per il contesto sociale.
◆ Neologismi (uso di parole idiosincratiche al posto di nomi convenzionali
per le cose).
3: Comportamento ripetitivo e interessi ristretti
◆ Interessi ossessivi (ad esempio, toccare tutto, raccogliere pietre, collezionare conchiglie, raccogliere informazioni su un argomento ristretto, ecc.).
◆ Mettere in fila le cose.
◆ Far girare le ruote di una macchinina e rimanere ipnotizzati da oggetti che girano (ad esempio lavatrici, pale di ventilatori, mulini a vento).
◆ Comportamento altamente ripetitivo.
◆ Disagio ai cambiamenti.
◆ Abilità frammentate.
◆ Memoria insolita.
◆ Bisogno di uniformità.
Ho scritto di Autismo su Rumore nel numero di luglio/agosto 24.
Ho scritto del rapporto tra (il mio) Autismo e musica nel libro di AAVV Musica Concreta, a cura di Stefano Ghittoni, Milieu 2024.
* Come ho già scritto, cancellare il passato mi pare un esercizio pericoloso. Pare, si dice, che Asperger sia stato coinvolto (più o meno attivamente) col Nazismo. Questo, se dimostrato, aggiungerebbe certamente una nuova prospettiva alla mia opinione su Hans, ma non confuterebbe il fatto che Asperger fu il primo (nel 1944 in Austria) a descrivere un gruppo di bambini con Autismo ad alto funzionamento.



Ciao Sergio, mi è piaciuto molto questo articolo (post?). Ho scoperto di essere ADHD a 38 anni (ora ne ho 47) e mi sono posto esattamente le stesse domande su me stesso. Personalmente ho anche imparato moltissimo di me e degli altri e degli altri come me, al punto che sono diventato un tutor/coach (sarà il mio 20esimo lavoro, come da prassi ADHD).
Sono convinto anche io che è una buona cosa che ci siano più diagnosi ora (perlomeno ho evinto che la pensi così) e spero possano semplicemente dare la possibilità a più persone di godersela di più e soffrire meno o comunque il meno possibile.
Avevo anche affrontato il percorso diagnostico per l’autismo, ma pur avendo molti tratti in comune con la vostra gang, viene fuori che sono solo ai margini dello spettro.
Che poi, anche l’ADHD è uno spettro, è complesso, travisato e (ancora) poco conosciuto e compreso dai più.
Sono diversi a dire che le due cose sono imparentate in qualche modo da qualche parte. Non mi stupirebbe più di tanto. Per ora mia gang e su gang solo cuggine, magari più avanti fratelli di testa matta <3