Rolling Stone
Biografia di una metafora musicale
LAPIS QUI VOLVITUR ALGAM NON GENERAT
Talvolta la saggezza antica arriva fino a noi. È il caso di questo proverbio latino, “Pietra che rotola non fa muschio”. In italiano non si usa spesso, ma in inglese invece sì: “A rolling stone gathers no moss”. Mi pare una frase ambigua, così chiedo all’AI che me lo conferma: “La visione tradizionale: le persone che non si stabiliscono mai in un luogo (le pietre rotolanti) non mettono radici, non accumulano ricchezza e non si assumono responsabilità. La visione moderna: essere costantemente in movimento impedisce la stagnazione”. Mi sembrano vere ambedue le interpretazioni, una il risvolto dell’altra. Qui racconto l’uso ambivalente e profondo di questa metafora nella storia della musica popolare americana.
La vicenda inizia con un Pesce Gatto. Nel 1927 il popolare musicista Jim Jackson (nato nel 1876) fa il botto con la sua Kansas City Blues. Il 78 giri è talmente popolare (si parla di un milione di copie) che Jackson ne registra ben sei versioni. Nella numero 3, e soltanto lì, compare il pesce:
I wish I was a catfish swimming down in the sea,
I ‘d have some good woman fishing after me.
Nel 1941 il cantante itinerante del Mississippi Robert Petway (data di morte incerta, una sola foto conosciuta, quella nel video) prende il Pesce Gatto (tra l’altro una specialità gastronomica delle sue parti) e ci costruisce una canzone, Catfish Blues1, che a un certo punto dice:
What if I were a catfish, mama?
I said, swimmin’ deep down in, deep blue sea
Have these girls now, sweet mama, settin’ out
Settin’ out hooks for, for me.
1: Su Earlyblues.com c’è un saggio informativo sulla storia di Catfish Blues.
Il concetto è lo stesso ma la musica è diversa, molto più cruda (chitarra resonator e voce aspra), con una melodia distante dall’originale, nuova. Wikipedia: “La paternità della composizione, attribuita a Petway si basa interamente sulla data di registrazione della sua versione, ma non può stabilire che la sua versione fosse l’originale e quindi la fonte delle versioni successive. Si ipotizza che Tommy McClennan abbia scritto la canzone, dato che lui stesso la registrò come Deep Blue Sea (e che in effetti è identica). Nella sua autobiografia, David ‘Honeyboy’ Edwards ricorda il chitarrista Tom Toy, che a quanto pare era ben noto nell’area del Delta (del Mississippi) per la sua versione di Catfish Blues. Toy non registrò mai”.
Comunque sia andata, il Pesce Gatto è duro a morire. Non solo Petway è citato come ispirazione da molti incluso Hendrix, ma ispira (forse troppo) anche Muddy Waters, che con quel Catfish farà una fortuna. Nel 1950 Waters è già una star del Blues urbano a Chicago, ma rispolvera la metafora ittica di Jackson, semplifica e precisa la melodia di Petway e McLennan (forse) e “scrive” la hit Rollin’ Stone, che inizia così:
Well I wish I was a catfish
Swimmin' in a oh, deep blue sea
I would have all you good lookin' women
Fishin', fishin' after me
Sembrerebbe una cover di Petway, invece il 78 giri dice che è sua. Ma Rollin’ Stone? Arriva nel terzo verso:
Well, my mother told my father
Just before hmm, I was born
"I got a boy child's comin', he's gonna be
He's gonna be a Rollin' Stone".
Nel 51 Waters pubblica uno dei suoi brani più intensi, Still A Fool, ne ho già scritto qui. La vicenda è diversa, niente pesci o pietre, ma la musica è identica a Rollin’ Stone, e quindi anche a Catfish Blues. Il Blues non è l’unico genere a nutrirsi di se stesso (l’Hip hop è un altro esempio) ma a volte il procedimento è spettacolare. Nel 1954 Willie Dixon, contrabbassista e autore di canzoni per Howlin’ Wolf, Waters e molti altri,, a partire da quel verso di Rollin’ Stone scrive I’m your Hoochie Coochie Man (pure una hit, della quale ho anche già scritto qui), elimina il Pesce gatto e si concentra su Waters:
The gypsy woman told my mother
Before I was born
You got a boy child's comin'
He's gonna be a son of a gun
Il brano è un’autofiction glorificatoria (condita di immaginario Voodoo) con un ritornello strepitoso:
But you know I'm here, everybody knows I'm here,
I'm the Hooche Coochie Man, the whole round world know we here.
Non pago, nel 55 Muddy Waters pubblica Mannish Boy, forse la sua canzone più famosa. La musica e il testo somigliano molto a Hoochie Coochie Man ma ne sono una ulteriore evoluzione, una versione estrema dove l’autoesaltazione raggiunge la poesia. Inoltre non c’è più il ritornello, la musica procede lenta, uguale e inesorabile fino alla fine (due accordi, ritmo Stop time) ma ricorre questo verso (puntuato da grida di risposta), dove ricompare la pietra e si chiude il cerchio:
I’m a man, I spell M, A, child, N
That represent “man”
B, O, child, Y
That means “Mannish Boy”
I’m a man!
I’m a full grown man
I’m a natural born lover’s man
I’m a Rollin’ Stone
I’m a man
I’m a Hoochie Coochie Man
Va detto che Mannish Boy somiglia moltissimo a I’m a Man di Bo Diddley (pure del 55), che a sua volta era ispirata (pesantemente) a Hoochie Coochie Man. Come dicevo, il Blues nutre se stesso.
Quella di Muddy Waters è la Rolling Stone che ha generato tutte le successive, innanzitutto i Rolling Stones (62) e la rivista Rolling Stone (67): in ambedue i casi l’accezione pare essere quella moderna, positiva. Invece in Like a Rolling Stone (65) Bob Dylan ne capovolge il senso, e si chiede come ci si senta a essere soli, persi e sconosciuti al mondo:
How does it feel, how does it feel?
To be on your own, with no direction home
Like a complete unknown, like a rolling stone.
La stessa accezione negativa che gli attribuiscono Norman Whitfield e Barrett Strong, autori dell’ultimo Rolling Stone rilevante nella storia del Pop, Papa Was a Rollin’ Stone del 72, che ha un testo poderoso, una storia interessante, milioni di cover, e la cui versione di 12 minuti dei Temptations è un pietra miliare nella storia della Black music.
Se ti piacciono le storie delle canzoni, su Mosche ci sono, tra l’altro:
I link portano su Wikipedia, tranne dove indicato. Se la frequenti spesso potresti fare una piccola donazione.
Tutti i contenuti di Mosche sono accessibili gratuitamente. Se desideri sostenere il mio lavoro, gli abbonamenti a pagamento sono opzionali ma assai graditi.






