Yma Sumac
Cantante portentosa, diva e imperatrice
Come forse avete notato ho una passione per le biografie inusuali, in particolare quelle che nel 2026 sarebbero impossibili: avventurieri, millantatori, trasformisti, gente che si è letteralmente inventata da capo, come Iron Eyes Cody o Ramblin’ Jack Elliott. A volte i motivi sono evidenti, mentre in altri casi sembrano esserci molte ragioni anche profondamente personali come, mi pare, nel caso di Bob Dylan.
La storia di Yma Sumac è quella di una donna poderosa e sorprendente che indossa una nuova identità apparentemente per motivi commerciali, ma forse non solo.
Yma Sumac (1922/2008) nasce Zoila Emperatriz Chávarri Castillo (tenete a mente quell’imperatrice) e cresce nelle Ande peruviane, precisamente a Cajamarca. Secondo Wikipedia, “imitando gli uccelli e altri animali stava involontariamente creando la sua enorme estensione vocale”1. Questo non possiamo saperlo, ma abbiamo un’informazione certa: Zoila ha un talento fuori dal comune, canta divinamente e possiede un’estensione sovrumana, poi certificata dal Guinness dei primati nel 56.
La domanda è ovvia ma non semplice: cosa se ne faceva di un talento così enorme una ragazza che viveva in mezzo alle Ande un secolo fa? Come poteva condividere col mondo una dote così speciale? La soluzione di Yma è fantastica, e resta un esempio unico di equilibrio tra avventura, millanteria, talento e capacità di capire cosa il mondo si aspetti da te.
“Fin da piccola cantava e si esibiva, e quando la sua famiglia si trasferì a Lima entrò a far parte di una compagnia di danza folcloristica. Nel 1942 incontrò e sposò Moisés Vivanco, leader della Compañía Peruana de Arte. Vivanco riconobbe in Sumac, con i suoi tratti distintivi e la sua voce, il potenziale di una star e costruì la sua orchestra attorno a lei. Nel 1943 (cambiato nome in Imma Sumack) iniziò a registrare per l’etichetta peruviana Odeon. Pur essendo popolare in Perù, Vivanco si rese conto che il mercato locale era troppo ristretto, e nel 1946 lui e Sumac emigrarono a New York (dove lei prese il suo nome definitivo). Lì si esibirono nei locali notturni come Inca Taky Trio: Sumac cantava, Vivanco suonava la chitarra e sua cugina Cholita Rivero ballava”.2

La popolarità del trio frutta a Sumac un contratto con Capitol Records che cambierà la sua vita. Pare che a “scoprirla” fu Lex Baxter. Qui dovrei aprire una parentesi di sei pagine per spiegare la sua importanza nella diffusione di molti stereotipi musicali terribili, gli africani col bongo, gli arabi incantatori di serpenti e gli indiani che fanno Ùauaua. Tra la fine degli anni 40 e l’inizio dei 60 Hollywood ambienta spesso le sue storie in luoghi esotici, e a fornire le musiche appropriate è spesso Baxter: musica araba che non ha niente a che vedere con gli Arabi ma suona araba al pubblico occidentale, un genere che oggi chiamiamo Exotica. Detto questo alcuni dei suoi arrangiamenti sono fantastici, in tutti i sensi.
Capitol ha un problema: pubblicizzare Yma Sumac è difficile perché non c’è mai stata nessuna come lei. Quindi qualcuno inventa la leggenda della principessa Inca: “Negli anni ‘50, alcune storie pubblicate sostenevano che Sumac fosse una principessa Inca, discendente diretta di Atahualpa. Il governo del Perù appoggiò formalmente la sua rivendicazione di discendenza dall’ultimo imperatore Inca”.2
Un immagine finta appiccicata all’inconsapevole ragazzotta peruviana? Non esattamente. L’ottimo sito ufficiale Yma-sumac.com spiega: “La sua immagine nel complesso non ha bisogno di cambiare, poiché la sua evoluzione è frutto di una sua naturale inclinazione ed è iniziata ben prima del Nord America e della Capitol Records”.3 Quindi la Yma che avrà un successo planetario è un costrutto hollywoodiano su una persona già perfetta per incarnare (non interpretare) quella “parte”, che Yma indosserà con disinvoltura e alterigia per tutta la vita a dispetto di chi vorrebbe smascherarla: dopotutto è nata Emperatriz. La sua carriera esplode con un album assolutamente improbabile eppure sublime, Voice of the Xtabay.
“La Xtabay è una figura del folklore Maya dello Yucatán, una femme fatale demoniaca che insidia gli uomini. Si dice che abiti nella foresta per attirare gli uomini alla morte con la sua bellezza incomparabile”. Mentre abitualmente l’Exotica prende alcuni elementi vagamente originali (come i tamburi africani) per poi costruirci sopra musiche potabili per il pubblico occidentale, qui la capriola è doppia dato che della musica dei Maya non sappiamo niente. In un bell’articolo su Los Angeles Times l’autrice Carolina Miranda (peruviano-americana) descrive l’album: “Si apre con un colpo di un gong (strumento inesistente nel folklore andino, ndr) che introduce Taita Inty, brano descritto come “inno tradizionale Inca risalente al 1000 a.C.” (non importa che la civiltà Inca non si sia sviluppata fino a oltre 2000 anni dopo). Si passa poi a melodie come Tumpa, ricca di scat gutturali che evocano una tromba wah-wah. Il tutto è tenuto insieme dai trilli operistici di Sumac, capaci di passare da bassi ringhi a colorature di Do acuto che sembrano in grado di frantumare il vetro. Ha preso la musica tradizionale peruviana, l’ha adattata alla musica popolare e l’ha cantata con la voce di un soprano, ma l’ha infusa di Jazz e Blues. Con il compositore Les Baxter che contrappone lo stile andino e gli intermezzi sinfonici di Sumac a ritmi più moderni, Xtabay non assomigliava per niente alla musica peruviana con cui sono cresciuta o che ho ascoltato durante i miei viaggi in Perù. L’album suona più come la colonna sonora di un kolossal degli anni ‘50 ambientato nella giungla, con melodie che invitano a sorseggiare un drink a base di rum in un bicchiere di ceramica polinesiano”.4
Il disco è un grande successo, Sumac diventa una star e ben tre canzoni vengono incluse nel film del 54 Secret Of The Incas, protagonista Charlton Heston, dove Yma ha una parte canterina. Su YouTube c’è un ottimo montaggio dei tre strabilianti brani eseguiti nel film, che spiegano molto meglio di me cosa sto cercando di dire. La descrizione recita: “Questa è una raccolta delle performance di Yma Sumac (Virgin of the Sun God, High Andes! e Earthquake) nel film Secret Of The Incas, tratte dalla scansione 4K, con ulteriori miglioramenti cromatici e audio dalla versione rimasterizzata del suo album Voice of the Xtabay (1950). Ho creato questo video per correggere tale ingiustizia sonora e per migliorare alcuni aspetti del video rispetto al Blu-ray pubblicato nel 2023”. Che Dio benedica Chuck from KY.
Negli anni 50 la sua fama si consolida, pubblica una serie di album di grande successo e partecipa ad alcuni film. I titoli dei dischi spiegano tutto: Legend of the Sun Virgin (Capitol, 1952), Inca Taqui (Capitol, 1953), Mambo! (Capitol, 1954), Legend of the Jivaro (Capitol, 1957), Fuego Del Ande (Capitol, 1959).
Tutto falso, ma tutto sublime. Baxter cuce intorno a Sumac un folklore immaginario che diventa magico grazie alla sua voce, all’autorità della sua presenza vocale e al suo genio interpretativo. L’esempio perfetto è Chuncho, sottotitolata The Forest Creatures, dall’album Inca Taqui. In Chuncho la musica è come lo sfondo nei quadri, c’è ma non serve, non sta lì per essere ascoltata. In primo piano infatti c’è una performance mozzafiato (che a me pare almeno parzialmente improvvisata) dove Sumac usa oltre quattro ottave della sua poderosa macchina sonora per produrre rombi, trilli e diplofonie. “Chuncho stupisce il pubblico e continuerà a stupire per decenni a venire. Le esibizioni dal vivo del brano includevano un’introduzione parlata in cui rievocava la sua infanzia e l’influenza degli uccelli e di altre creature selvatiche sulla sua musica”3. Il sublime video è tratto da un film del 58, Musica De Siempre.
Fino alla fine degli anni 60 Sumac è costantemente in tour ovunque nel mondo, riscuotendo un successo enorme. Il suo repertorio, oltre a alcuni brani classici, è quello degli album di cui sopra, dischi difficili da catalogare. Exotica, certo. Musica Pop fatta per piacere? Senza dubbio. In ognuna di queste canzoni però c’è Yma, che non perde un millimetro della sua potenza, della sua unicità. Prendi Goomba Boomba, che già il titolo dice tutto, dall’album Mambo! del 54: il Mambo visto da casa Baxter. Però c’è lei, una leonessa che ride, grugnisce e strilla, indossando questo surrogato di Mambo come fosse alla festa di compleanno del demonio.
Negli anni 70 l’interesse del pubblico declina, lei fa un disco Rock che non va, continua a esibirsi in mezzo mondo ma il pubblico è sempre meno. L’episodio più notevole di questi anni è la partecipazione alla bella compilation dell’88 Stay Awake: Various Interpretations of Music from Vintage Disney Films, curata da Hal Wilner, dove interpreta I wonder, dal film La bella addormentata nel bosco del 59. Sono passati gli anni, ma Yma è sempre Yma.
Quando ho sentito Yma Sumac la prima volta ho subito pensato a Demetrio Stratos, insuperabile cantante e sperimentatore italo-greco scomparso nel 79. Hanno una vocalità molto simile, e ambedue hanno esplorato i confini della voce umana con risultati quasi identici, ma in un contesto completamente diverso. Anche Stratos ha uno stile e un suono inconfondibili che attraversano tutto il suo lavoro, da quello Pop anni 60 coi Ribelli, a quello Avant-Jazz-Rock con gli Area, fino alla meravigliosa sperimentazione pura di dischi visionari come Cantare la voce (76) e Metrodora (78).
Negli anni diventa una presenza nei talk show americani, anche per via del suo portamento imperiale e talvolta della sua scarsa pazienza.
Yma Sumac torna sulle mappe grazie al rinnovato interesse per l’Exotica nel terzo millennio. “Nel 2006 un giovane fan peruviano scrive una lettera al governo suggerendo che sia giunto il momento di riconoscerla come un tesoro nazionale. Il governo acconsente. Ormai anziana (84 anni) intraprende comunque il viaggio, lavora duramente per due settimane e rivede le sorelle per la prima volta dopo decenni. Riceve innumerevoli premi, il più importante dei quali è l’Orden El Sol del Perú, conferito alle personalità peruviane più illustri”3. Scomparsa nel 2008, da vera diva è sepolta nel cimitero delle star Hollywood Forever, dov’è anche collocata una statua a sua memoria.
Ci lascia una quantità di registrazioni spesso portentose e una biografia unica, probabilmente irripetibile. Reperti di un tempo nel quale potevano convivere musica dichiaratamente commerciale e un talento smisurato, non contenibile, come quello di Sumac. Un tempo nel quale si scriveva musica non intorno ai limiti di un interprete (come spesso è successo dopo) ma intorno alle sue possibilità.
Qui trovate il film Secret of the Incas integrale.
1: Yma Sumac su Wikipedia.
2: Dal nercologio sul Guardian, 17/11/2008.
3: Il sito ufficiale Yma-sumac.com ha una cronologia anno per anno della sua vita e molto altro.
4: Los Angeles Times: On the trail of Yma Sumac, 23/4/2017:
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L’aver menzionato Demetrio Stratos per la sua attività da solista mi ha fatto ricordare due cantanti cui non pensavo da anni: Meredith Monk e Diamanda Galas.