Autistico Mimetico
La mia neurodivergenza spiegata agli scettici
Questo è il terzo di una serie di articoli nei quali racconto la mia esperienza con l’Autismo lieve. Ecco i primi due:
Una delle cose più difficili (spiacevoli e talvolta dolorose) del raccontare di essere autistico è lo scetticismo: “Ma va, ti conosco da anni e se c’è uno che non lo è sei proprio tu”, “Nella vita hai fatto mille cose, fossi stato autistico non avresti potuto” e la mia preferita “Oggi diagnosticano tutto e tutti, sono scemenze”. Quest’ultima frase ha una variante velenosa. Ho fatto notare a un’amico che aveva fatto una cosa un po’ scortese e la conversazione che ne è nata è finita con la frase: “Vabbé, tu sei autistico, io sono scortese”, come se l’Autismo fosse un effetto della maleducazione.
L’Autismo lieve, quello che ho io, ha un difetto: non si vede. Non zoppichi, non ti manca un arto, non parli col muro (quasi mai), non vai a lavorare in mutande. Peggio: puoi essere allegro, gentile, disponibile, a volte pure saggio, lavorare molto, sposarti, fare figli e addirittura essere una persona socialmente di successo. Questo rende molto difficile spiegare che hai di diverso, di quale condizione stiamo parlando e come l’Autismo influenzi la tua vita - apparentemente “normale”. Inoltre non ci sono due autistici uguali, e i molti segnali si presentato in maniere diversissime. Ho già scritto qui che le aree toccate da questa Condizione Neurobiologica (tra le varie questa mi pare la definizione migliore, certamente meglio di Disturbo, il termine tecnico) sono tre: difficoltà sociali, anomalie comunicative e comportamenti ripetitivi e interessi ristretti.

Da piccolo passavo molto tempo da solo e il mio interesse per gli altri era moderato. I giochi mi stancavano velocemente e i miei giocattoli preferiti erano le parole: impararle tutte, utilizzarle appena possibile (provocando l’ilarità generale: un settenne che dice dopotutto) e inventarne di nuove, che cercavo di affibbiare a significati ancora senza nome. Di recente ne ho letto un esempio bellissimo: come si chiama l’odore che si sente d’estate dopo che ha piovuto? L’altro sintomo che avevo in modo spettacolare (e che ho ancora, temperato dall’età) è quello che gli esperti chiamano Uso del linguaggio inappropriato per il contesto sociale. Dicevo cose inaudite, a volte feroci, facevo commenti sui parrucchini a chi li portava, o al negoziante se la sua merce mi sembrava scadente. In casa un po’ notavano queste stranezze, considerando anche che detestavo i contatti fisici con chiunque e a scuola andavo malissimo. La mia intera carriera scolastica è stata fallimentare e adesso so come mai: ancora oggi i miei processi di apprendimento sono radicalmente diversi, e lontani da quelli della scuola italiana degli anni 60/70. Alle elementari ho scoperto gli altri, che mi provocavano un senso di curiosità e repulsione: erano tanti, diversi da me, accomunati da cose noiosissime (come lo sport) e totalmente disinteressati al mio argomento preferito, con cui trapanavo i coglioni per ore a chiunque mi capitasse a tiro: l’Archeologia Mesoamericana, il mio “interesse speciale” di allora.
La Sindrome di Asperger, che oggi si chiama Lieve Disturbo dello Spettro Autistico o Autismo ad Alto Funzionamento, è stata inserita nella diagnostica solo nel 1994, precisamente nel DSM-IV.
Negli anni ho capito alcune cose: il numero massimo di persone con cui sono a mio agio è tre. Se non vedo nessuno per un mese sto benissimo. Gli esseri umani sono creature imprevedibili e irrazionali che fanno cose assurde per motivi incomprensibili, quindi vanno maneggiate con cautela e osservate con attenzione. Abito (da solo) in una casa che dista circa 100 metri dall’umano più prossimo. Ho alcuni amici stretti che frequento (singolarmente) con gioia; tranne in rari casi non vado alle cene di gruppo o alle feste, specie quelle di compleanno (situazioni che mi stressano molto) e viaggio sempre da solo. Frequento molte persone per lavoro, quasi sempre con piacere, nella certezza che poi tornerò a casa. Chi mi conosce mi attribuisce un certo successo sociale, mi definirebbe brillante e conversativo. Forse anche per questo si fa fatica a pensarmi autistico. Vi svelo un trucco: il camuffamento. Spiega l’AI:
Il camuffamento (camouflaging o masking) è l’insieme di strategie, consce o inconsce, che le persone nello spettro autistico utilizzano per “mimetizzarsi”. Consiste nel nascondere i propri tratti neurodivergenti per apparire neurotipiche, reprimendo comportamenti naturali e forzandosi a imitare le interazioni sociali convenzionali.
Nel mio caso si è trattato di un processo molto complesso, profondo e consapevole avvenuto durante la mia adolescenza. Infatti oggi sono molto diverso da me a 13 anni. Non solo perché sono cresciuto, ma perché a un certo punto ho capito che alcune caratteristiche di quel ragazzo goffo, inadatto, supernerd e socialmente incapace non mi piacevano e le ho cambiate, trasformandomi in me. Se c’è uno psicologo in ascolto non si allarmi: di questa storia ho parlato con molti esperti, li ho ascoltati con attenzione e negli anni ci ho fatto i conti, almeno in parte. Inoltre il mio camuffamento è sottile e alcune caratteristiche dello spettro sono molto evidenti, conoscendole. (Il medico che mi ha diagnosticato, quando avevo 57 anni, ha commentato: “Strano che non se ne sia mai accorto nessuno”.)
Non sono mai riuscito a tenere un posto di lavoro fisso, ho provato diverse volte ma non ce l’ho fatta. Quello dove ho resistito più a lungo (e che potremmo definire un ottimo lavoro) è durato circa un’anno e mezzo, poi ho mollato e ci ho messo un’anno a uscire dal tunnel. Faccio una vita insieme molto varia e estremamente ripetitiva. Mangio pochissime cose, sempre le stesse più o meno alla stessa ora, e se non devo uscire le mie giornate sono sempre uguali: la mattina dormo, verso mezzogiorno vengo in studio a lavorare (studiare, leggere, fare i dischi, preparare lezioni, scrivere Mosche, ecc) fino alle 9, domenica inclusa. Qualsiasi alterazione significativa di questo pattern, anche benefica e benvenuta, poi comporta 24/48 ore per ristabilire la calma: lo chiamano Bisogno di uniformità.
Le principali condizioni che si accompagnano al Disturbo Lieve dello Spettro Autistico sono ansia e depressione.
Quindi ecco, lo dico anche per altri come me: se qualcuno/a ti racconta di essere autistico/a, la risposta “Non si direbbe” non è quella giusta. Ho passato la vita a cercare di passare inosservato e mi fa piacere che abbia funzionato. Però invece molti di voi, lo dico con affetto, continuano a sembrarmi degli alieni esotici, imprevedibili e a volte perfino pericolosi.
Perché ho scritto questo articolo? Innanzitutto per gli scettici di cui sopra. E poi per giustificarne un altro a cui sto pensando da diversi anni, su un argomento intorno al quale ho un gran pudore ma che adesso sono obbligato a scrivere: quali sono, se ci sono, i vantaggi dell’essere autistico? Come mai qualcuno chiama questa condizione superpotere?
Se tra di voi ci fosse uno Psicologo Clinico o un Neuropsichiatra che si occupa di Autismo e avesse voglia di perdere un pochino di tempo, mi piacerebbe fargli una breve intervista da pubblicare qui.




Bg. Sergio, cominciamo dalla fine (io leggo il giornale così, di guisa che, almeno su Rumore, sei il primo che leggo): non tratti dei pochi vantaggi che, come dice Ruggeri (in Vita da Re) la tua condizione ti da'.
Intelligenti pauca (sono le piccole cose di cui parli all'inizio ma mi parrebbe riduttivo) o ne farai un articolo ad hoc?
Io non so cosa sono, sicuramente lavoro più della media (quasi sempre), mi nascondo alle feste e la prima volta (e anche la seconda e la terza) che parlo con una persona, soprattutto di genere femminile, non capisce niente di quello che dico perché ho quello che gli inglesi chiamerebbero uno speech impediment. Siccome sono o ero un ragazzo scrupoloso una volta ho chiamato una logopedista e mi ha detto che la mia dizione andava bene, il problema era di natura psicologica.
Da allora son passati 40 anni.
Se qualcuno mi 'scherza' per la voce passo oltre, se qualcuno non mi risponde, anche qui sui social dove tutto è più liquido che per Bauman, sparisco, cancello i miei post.
Pazienza, chi vuole sa dove trovarmi